Marlene una tipa che accendeva la passione

Dal suo sguardo avevo capito tutto

La scorsa settimana, stavo facendo la spesa nel mio negozio abituale e, uscendo per tornarmene a casa, mentre facevo manovra nel parcheggio, ho incontrato nientemeno che una delle mie compagne dell’università, che quasi non avevo riconosciuto subito: era Marlene, una strafiga un po’ scostante, una volta sorridente e quella dopo musona, ma comunque una con cui non mi trovavo male, anche perché studiavamo insieme con ottimi risultati.

Nel frattempo, lei si era trasferita non molto lontano da me: l’ho scoperto parlando con lei, ma prima di ora, non mi era mai capitato di accorgermi di ciò. La sua casa era un paio di vie più in là della mia, e pensare che in effetti potessi incontrare questa bella fighetta mentre uscivo di casa, mi fece avere un soprassalto: possibile che non mi sia mai capitato di vederla? Ognuno di noi due, guardandosi, si sarebbe poi comunque accorto: non saremmo passati l’una affianco all’altro senza dire nulla…

E così, in memoria dei vecchi tempi, invitai subito Marlene a bere una birretta con me: la proposta raccolse subito la sua approvazione, e così, ci avviammo insieme verso un bar poco distante, dove ci saremmo fermati un attimo per fare due chiacchiere e, nello stesso tempo, per cercare di far rivivere la magia di quel tempo, quando potevamo farne di tutti i colori senza troppe storie, vivendo la nostra vita all’insegna della spensieratezza e della felicità tipica di tutti i giovani come noi.

Non che le cose ci andassero poi tanto male, negli ultimi tempi: tuttavia, la voglia di ripercorrere quel momento storico, ci portò poi anche all’idea di trascorrere la serata insieme, a casa di lei, perché mi propose di andare a mangiare qualcosa insieme. Io non mi tirai di certo indietro, anche perché sapevo esattamente quanto sapesse cucinare bene, con il risultato che le andai dietro per raggiungere casa sua e, finalmente, per divertirci parlando di noi e di tutte le cazzate combinate insieme.

Appena arrivammo, però, ci fu un problema: la luce non andava correttamente e, quindi, Marlene mi disse che era necessario controllare il suo contatore: mi proposi ovviamente subito di darle una mano, e poi, scendemmo insieme in cantina per capire dove fosse l’origine di queste problematiche. La cosa sembrò abbastanza facile da risolvere, perché era semplicemente il salvavita: però Marlene non se ne accorse subito e, anzi, si inchinava ostinatamente di fronte a me in modo provocante.



Io notai così le sue cosce irresistibili, quasi come se volesse fare un twerking davanti a me, e io cogliendo la palla al balzo, mi avvicinai a lei strusciandole direttamente il mio cazzo sul suo culo: Marlene finse di avere una reazione tra lo spaventato e lo stupito, ma dopo un po’, con quella sua voce che sembrava sempre pronta a sgridarmi – chiaramente per scherzo – mi disse “finalmeeeeeeenteeeeeeeee ci sei arrivato!! Cosa stavi aspettando?!”.

Mi misi a ridere e, nello stesso tempo, avevo già una certa voglia di fottere e di godere, perché la settimana era stata abbastanza lunga e impegnativa: così mi feci avanti, e senza pensarci due volte, mi abbassai – mentre Marlene restava lì a novanta gradi – quanto bastava per mettere la mia testa sotto la sua gonna e, quindi, per dare una bella leccata alla sua fighetta, levando quanto bastava il perizoma perché avessi finalmente la possibilità di assaporarla.

Era già vogliosa, la sentivo bella bagnata, e continuai quindi a giocare a provocarla, succhiandole un po’ le labbra, poi il clitoride, e continuando a slinguazzare qua e là, in una costante ricerca dei punti più goduriosi attraverso i quali provocarla, perché mi piaceva vederla perdere la testa, anche perché lei non è che facesse mistero del piacere che provasse, anzi, aveva delle reazioni piuttosto decise e rumorose, gemendo in modo che la potessi sentire, e spingendomi con le mani su di lei.

Quando ne ebbe abbastanza della mia lingua e delle mie mani, mi disse che ora era venuto il tempo di mettere in campo il mio cazzo, perché voleva gustarselo tutto in quella posizione: si appoggiò con i polsi su una sedia, e dandomi quel meraviglioso culo a novanta, mi posizionai in modo tale da farlo entrare senza fatica, lasciandolo scorrere in quel pertugio del piacere, vivendo un momento indimenticabile nell’istante in cui entrò tutto, e lei per tutta risposta iniziò ad ansimare.

La cosa mi faceva star bene, e quindi, con il mio dito presi ad agitarle a dovere il clitoride, perché ero convinto che quella fosse l’unica via per farla eccitare come volevo: Marlene iniziò a perdere la testa, ansimando e gemendo, sospirando e dicendomi a voce bassa che era la mia puttana, che il mio cazzo doveva squartarle la figa dal piacere, che non vedeva l’ora di sentirlo tutto dentro e che, anzi, voleva che pure i miei coglioni entrassero nella sua figa per farla godere.

Io iniziai a spingere un po’ più forte, e a questo punto, le sue chiappe venivano percosse rumorosamente da me, e di tanto in tanto le tiravo schiaffi secchi sul culo, facendole diventare rosse le natiche, in modo sempre più deciso ed intenso, mentre lei iniziava a volerlo di più, a stringere la sua mano dietro il mio culo, per spingermi dentro di lei, quasi come se fosse convinta che esitassi a sfondarla del tutto, perché volessi trattenermi nel fotterla, una cosa che mai avrei fatto.

Penetrarla mi piaceva tantissimo, ma le dissi che volevo anche il suo culo: Marlene era un po’ incerta, ma poi, mi disse che potevo metterglielo dentro. Piano piano lo lasciai scivolare dentro, all’inizio le fece male, e lo diceva “ahia, ahia, ahiiiaaa cazzo!!! Fai piano!!” ma poi mi lasciò fare e, quando iniziò a sentire che mi eccitavo e godevo di più, mi disse anche che ora potevo spingere, se mi piaceva tanto, così mi faceva godere lei con il suo bel culetto stretto e caldo.

Era talmente eccitante e goduriosa quella maniera di scoparla, che a un certo punto, le dissi che volevo tornare nella sua figa, perché sarei venuto in poco tempo: lei mi disse di continuare pure in culo, e di venirle dentro, ma che poi avrebbe voluto di nuovo il mio cazzo davanti, senza fare tante storie. Io lo tirai fuori, lo rimisi in figa, e con il mio pollice la stimolai al clitoride, facendola godere sempre di più, e spingendo avanti e indietro con decisione, perché il momento di piacere era davvero unico.

Continuai a trombarla, e mentre stavo venendo, come per incanto pure lei si lasciò andare e le partì una leggera squirtata: non potevo credere di aver trovato una tipa capace di squirtare, e la cosa mi fece eccitare ancor di più. La mia sborra si mischiò in un vero e proprio mix di liquidi del piacere e, poco dopo, sfilai il mio cazzo soddisfatto, per far rialzare Marlene e, finalmente, baciarla: tutto il piacere che mi aveva dato, non era soltanto sesso, e ne ero più che convinto…

Evviva Marlene, una gnocca che davvero non conosce alcun freno quando si tratta di godere: e complimenti a Claudio per averci inviato un nuovo racconto erotico appassionante.

Marlene una tipa che accendeva la passione, di Claudio di Novara.

Prima edizione: gennaio 2016, by Atlantia Media.

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Una risposta a Marlene una tipa che accendeva la passione

  1. Mar56 dice:

    Con un nome così deve essere di sicuro una bella trioetta vogliosa

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