Marina vuole godersi il mio uccello

Dopo il nostro primo incontro un sabato sera, non potevo più fare a meno di pensare a quanto Marina fosse irresistibile con quel suo modo di fare così piacevole e simpatico, quella sua capacità di essere estroversa e, al tempo stesso, di avere anche una certa timidezza inspiegabile, quasi come se le piacesse scherzare ma, poi, di fronte alla trasgressione, preferisse non manifestare completamente le sue intenzioni.

Così lunedì sera, dopo aver concluso una lunga giornata tra ufficio e clienti, quando mi sono ritrovato Marina di fronte a me, non ho potuto fare a meno di prenderla per mano, fermarmi a parlare con lei, e invitarla anche a cena con me, perché volevo condividere qualcosa di buono con lei.

Mi bastò guardarla negli occhi, in quegli occhi pieni di voglia di assaporare la vita per come viene, per capire che quella sera ci saremmo divertiti di nuovo, avremmo nuovamente condiviso tutto il piacere di due amanti capaci di assaporare il bello della vita senza prendersi troppo sul serio.

A cena andammo in una pizzeria dalle parti di Porta Venezia, un posto in cui andammo parecchi anni fa entrambi, ancor prima che ci conoscessimo per caso quel sabato sera, e siccome entrambi  avevamo un bel ricordo della pizzeria, non potemmo fare a meno di tornarci e di riassaporare tutto il gusto genuino di quel locale.

Marina era sorridente come al suo solito, piena di quella voglia di vivere e di assaporare ogni istante della sua vita come se fosse un’occasione per guardare oltre le difficoltà di tutti i giorni, come se non volesse davvero fare a meno di godersi quella serata con me, che sarebbe finita sicuramente come entrambi desideravamo, vale a dire, a godere dei piaceri del sesso insieme.

Mangiammo con soddisfazione la nostra pizza e, quindi, dopo aver bevuto anche parecchio, decidemmo di andare verso casa mia, che non era nemmeno troppo distante da quel locale: appena entrati, la vidi sorridere e scherzare, era già abbastanza brilla e su di giri, e quando la presi in braccio portandola sul divano, lei si mise a ridere ancor di più, divertita dal fatto che fossimo finiti proprio lì, senza perdere tempo in rituali demodé.

Marina tratteneva a stento le risate, mentre già guardava il mio pacco e, tra una risatina e l’altra diceva, “vuoi un pompino, eh?” e io le dissi “sì, voglio riassaporare tutta la morbidezza delle tue labbra, quella voglia di gustare il piacere del sesso che hai dentro di te” e così, mi sbottonò i pantaloni e li abbassò, poi levò anche le mutande, e quindi con il cazzo in mano come un gelato, prese subito a sbaciucchiarlo e a leccarlo, facendo scorrere anche le sue labbra su e giù, con quel desiderio che aveva di assaporare al massimo il mio uccello.

Tra una succhiata e l’altra, si fermava, mi slinguazzava il cazzo, poi lo baciava, se lo tirava fuori dalla bocca e mi guardava, sorridendo, e poi diceva “adoro il tuo cazzo, mmmm, quando ce l’hai bello e grosso, è proprio meraviglioso da gustare…” e poi se lo rimetteva in quella bocca vogliosa, così peccaminosa ed abile nel raggiungere le massime vette del piacere, che mi sembrava divino farmelo succhiare da quella strafiga di Marina.

La sua passione per il sesso orale era davvero incredibile, qualcosa di indescrivibile proprio per la sua abissale capacità di passare da un gesto all’altro stimolando le mie voglie, solleticando il naturale senso del piacere con quella meravigliosa espressione da spompinatrice nata, che però da un istante all’altro diventava anche la faccia rassicurante di una donna dolce e timida, capace nello stesso tempo di essere però trasgressiva e vogliosa.

Le sue labbra continuavano a roteare sul mio cazzo, e si gustavano con soddisfazione quella cappella piena di voglia di esplodere in una sborrata, quella sommità del piacere che, in punta al mio uccello, chiedeva le attenzioni che soltanto una bocca calda, focosa e fantasiosa come la sua poteva darmi, soprattutto giacché in un istante passava da movimenti lenti ed inesorabili, a spinte tipiche del soffocone perfetto.

Non poteva fare a meno di ingoiarsi quel caldo membro, e lo adorava così com’era, come mi dimostrava con tutti quei baci e quelle attenzioni per il mio piacere, con quel modo di solleticarmi il piacere a colpetti di lingua, sotto la cappella, come se sapesse che proprio lì si concentrassero tutte le voglie erotiche di chi desidera farsi spompinare a dovere, con quel solleticare godurioso delle fantasie più travolgenti.

La sua bocca ormai si muoveva con tutta la capacità di sottolineare la sua natura di amante perfetta, anche se nel frattempo io avevo voglia di lei, della sua figa, e glielo dissi “Marina, ho voglia di te, voglio sentirti sopra di me” e a quel punto lei si ingoiò il mio uccello, liberandosi le mani, e si muoveva con la testa sul mio membro, mentre si abbassava i leggings e le mutande, perché si stava preparando a darsi nuovamente al mio cazzo.

Quindi si levò l’uccello dalla bocca, e disse “dai mi giro e ti scopo così, mi siedo su di te e ti trombo” e io le dissi “magnifico, fammi vedere quanto ci sai fare” e Marina raddrizzò il cazzo, lo tenne dritto con la mano, e quindi, si allargò la figa con l’altra mano, facendo entrare il mio cazzo voglioso e caldo dentro di lei, che ormai era già abbastanza bagnata, forse perché eccitata all’idea di trombarmi di nuovo.

Cominciò a muoversi con passione su di me, spingendo a dovere il suo culo su di me, e nel mentre il mio cazzo scivolava dentro quella figa calda e vogliosa, che mi fotteva sempre più divinamente la cappella, mentre io godevo e gemevo, perché mi piaceva sempre di più sentirla su di me in quel modo, con Marina che nel frattempo aveva preso a gemere, e a godere sempre più, esprimendo la sua soddisfazione.

Le misi le mani sul culo, perché la volevo stringere a me, mentre lei saliva e scendeva sul mio cazzo, con quella voglia di godere e di far godere che la contraddistingueva, quel desiderio unico di unirsi in un momento esplosivo di travolgente apice del godimento, che si manifestò proprio qualche istante dopo, con la mia sborrata abbondante dentro di lei, con una vera e propria innaffiata di caldo seme che la riempì tutta.

Marina si lasciò andare su di me, era venuta, e quindi con il cazzo ancora in figa, si fermò un po’ e riprese fiato, dopo tutto quel godimento. Mi guardò con i suoi occhi pieni di passione, e quindi si appoggiò a me, mentre io la stringevo e la desideravo in tutta la sua natura trasgressiva…

Bob è tornato alla carica con una nuova storia fatta di piacere e di trasgressione: Marina è nuovamente protagonista della sua voglia di godimento.

Marina vuole godersi il mio uccello, di Bob di Milano

Prima edizione: Marzo 2017, by Atlantia Media.

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