Quella strafiga di Arianna

Quando vado a comprare il pane, trovo sempre una stragnocca pronta ad accogliermi nel mio negozio preferito. È una giovane tipa, castana e con uno sguardo irresistibile, che ogni volta mi fissa con quella sua espressione vogliosa. Mi sembra un po’ una troietta, pronta a trasgredire, però poi – sempre – i nostri approcci finiscono soltanto in un acquisto: scelgo, mi serve, pago e ci salutiamo, senza che accada mai nulla.

Eppure, me lo sento, questa ragazza qualche pensiero su di me se lo fa, così come io me ne faccio sul suo conto, immaginando quanto possa essere strafiga a letto.

Lo ammetto, di solito mi faccio avanti – senza troppi complimenti – ma in questo caso, forse perché la ragazza è giovane, ho quasi una certa soggezione a propormi. Da una parte, potrebbe anche essere tutta scena: e se mi rifilasse un due di picche di quelli indimenticabili?

Probabilmente, ci resterei male per tempo: il mio orgoglio di maschio ferito, dopo esser respinto, potrebbe spingermi a non essere gagliardo come al mio solito. Ma poi, ogni volta, mi riprometto di osare un po’ di più: del resto, la panettiera potrebbe proprio infornarsi il mio bel filone voglioso e caldo.

Certo, se non mi faccio avanti è davvero difficile sapere che cosa possa succedere. Stare a guardare, del resto, non ha mai aiutato nessuno ad ottenere qualcosa nella vita. E men che meno, quando si tratta di conquistare una tipa.

Ma tutto è cambiato, all’improvviso, questo lunedì sera. Dopo esser andato in panetteria come al solito a fare acquisti, stavolta, non mi sono limitato a guardare questa giovane ragazza. Bensì, ho fatto di tutto per conquistarla e portarmi a casa una bella avventura. Così, dopo averla salutata – con il mio solito sorriso – le ho chiesto come andasse. E lei, per tutta risposta, mi ha mostrato tutta la sua simpatia.

Un sorriso brillantissimo, gli occhi scintillanti, e mi ha risposto “tutto bene, grazie, e tu?” aggiungendo poi un “oggi non ti avevo ancora visto: mi domandavo quando saresti passato.” Sentire quelle parole, mi ha fatto eccitare. Arianna – questo è il nome della ragazza – mi ha trasmesso subito tanta positività. Con il suo sorriso, i suoi gesti delicati, mi ha servito. E stavolta, nel darmi il resto, mi ha accarezzato – all’apparenza involontariamente – la mano sinistra. Quella sua pelle setosa e fresca, mi ha trasmesso un dolce brivido nella schiena, eccitandomi (e non poco).

Il suo sguardo su di me, quegli occhi così profondi e pieni di desiderio, mi sembravano spogliare. Io la fissavo, lei pure, e senza dire una parola mi ha tirato verso di lei, oltre il bancone: e ci siamo baciati, così, davanti alle sue colleghe. Loro forse ci credevano meno di noi: e dopo un’iniziale titubanza, si sono lasciate andare in una sorta di tifoseria da stadio. Arianna sorrideva, io pure, e nel mentre continuavamo a baciarci, limonando. Eravamo già praticamente una cosa sola, quando prendendoci per mano, lei fece il giro e arrivò da me per darmi di nuovo un bacio.

A quel punto, seppi che era tutto possibile. Me lo sentivo: e Arianna me lo confermò, prendendomi di nuovo per mano e guidandomi nel retrobottega, dove lei e le colleghe si cambiano. A quel punto si scatenò davvero una vera e propria tifoseria. Le colleghe già facevano battutine, ed Arianna non si tirò indietro, facendo pure lei commenti “sentirete che musica, tra poco”. Io la guardai negli occhi, a fondo, e mi eccitai oltremodo. Le diedi una pacca sul sedere, rumorosa, e a quel punto eravamo davvero pronti per trasgredire a dovere. Mancava soltanto una toccata al pacco.

Non feci nemmeno in tempo a pensarlo, che Arianna me la diede mentre ci incamminavamo verso il retrobottega. Era su di giri, e non appena la porta si richiuse dietro di noi, si inginocchiò davanti a me e, vogliosa, cercò il mio cazzo. Aveva voglia di spompinarmi, la troietta, ed io di certo non mi sarei tirato indietro da quel piacevole esercizio. Tirai fuori il mio cazzo, e le strusciai il mio membro sul viso: lei giocò a rincorrere la mia cappella con la lingua, leccandola, e poi se la fece scivolare dentro la bocca, ingoiandosi quella bella calda capocchia vogliosa.

Mi spompinò velocemente, prendendolo tutto fin in gola, e di tanto in tanto, ingoiandomi rumorosamente. Poi se lo sfilava di bocca, e con la sua lingua cercava di provocarmi. La gnocca sapeva bene che cosa mi piaceva, o almeno, sembrava fin troppo bene conoscere i miei gusti erotici. Giocò a rincorrere la mia cappella come un cioccolatino in bocca, facendola roteare allegramente. Quel suo modo di stimolarmi mi piaceva di brutto, perché mi spingeva a desiderare sempre di più di trasgredire con lei. La gnocca poi si sollevò, e mi disse “dai, adesso sfasciami bene davanti e dietro.”

E si piegò davanti a me, a novanta gradi, mostrandomi il suo culetto e la fighetta vogliosa. Lo sfregai un paio di volte sulla sua fighetta già bagnata, e dopo, lo lasciai scivolare velocemente dentro di lei. Era tutta vogliosa, eccitata, e ad ogni spinta gemeva già rumorosamente. Godeva, la troietta, e mi mostrava tutta la sua voglia di trasgredire mettendosi pure un dito in culo. Io spingevo il mio cazzo dentro di lei senza ritegno, sbattendo rumorosamente, e desiderando di sentire sempre più stretta su di me la sua fighetta bagnata, che era accogliente più che mai.

Mi eccitava quella vista, mi piaceva di brutto spingerlo dentro di lei, e desideravo proprio trombarmela senza ritegno. Le schiaffeggiavo già il culo, mentre la trombavo, e desideravo proprio godere così con lei. Lo mettevo dentro tutto, poi, lo tiravo fuori di colpo: e quindi dentro di nuovo, tutto d’un fiato, sentendola gemere e godere come una troia. Ad ogni spinta, si bagnava sempre di più, ed ormai, era in preda alle sensazioni più intense. Arianna godeva, ansimava e gemeva, e strillava pure di tanto in tanto per quanto le piaceva farsi scopare da dietro in quel retrobottega.

Le sue colleghe ridevano, noi godevamo alla grande, e di lì a poco sarebbe stato ancor più bello. In effetti, lo tirai fuori. Quindi lo misi su di lei, tra figa e culo, e lei con la mano se lo guidò nell’ano. Sentii il mio cazzo entrare in quel culetto stretto, caldo, e mi eccitai ancor di più. Spinsi il mio cazzone dentro, e a quel punto Arianna trattenne a fatica le sensazioni. Si lasciò andare in un profondo gemito, in un lungo “ohhhh siiiii” che dimostrò tutta la sua natura porca, quella voglia di trasgressione che aveva dentro di sé.

Mentre la trombavo in culo, la sgrillettavo a dovere. Perse la testa, e si lasciò fare così da me, incitandomi a farla godere. Spingevo il mio cazzo nel suo culo, la sgrillettavo con un dito e le schiaffeggiavo la chiappa con l’altra mano, in un vero e proprio vortice di trasgressione e di piacere. Poi arrivò al limite della sopportazione, e godendo rumorosamente, si lasciò andare in un lungo ansimare e gemere che mi travolse, al punto tale da eccitarmi ancor di più. Sulle ultime spinte nel suo culo, mi preparai ad esplodere in una clamorosa sborrata, che tuttavia le feci in faccia.

Si girò per tempo, e gli spruzzi della mia sborra le riempirono la bocca, il naso e gli occhi. Le ero venuto in faccia, abbondante com’era il caso dopo una trombata così intensa. E lei finì di leccare la sborra dalla cappella, e ingoiò. Poi mi guardò con i suoi occhi vogliosi, mentre riprendevamo fiato. E fu il momento più eccitante di tutta la mia vita…

Quella strafiga di Arianna, di Andy di Monza

Prima edizione: marzo 2020, by Atlantia Media.

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One thought on “Quella strafiga di Arianna

  • 22 Giugno 2020 in 15:46
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    C’è poco erotismo. Grossolano ed inverosimileche appena conosciuti dopo un bacio ti da fica e culo. Ma quando succede? Solo nella fantasia.

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