Sonja la tettona spompinatrice

Due tette abbondanti

La scorsa settimana, mentre mi trovavo a casa per ripetere un paio di cose, per caso fortuito ho incontrato Sonja sulle scale, una bella donna – sui trent’anni – così piena di vita e di simpatia, che ogni volta, quando la incontravo e scambiavo quattro chiacchiere con lei, mi domandavo quanto potesse riversare tutta quella sua passionalità pure sul marito, quando questo tornava a casa, magari scazzato dal lavoro e aveva una voglia matta di fottersela per bene.

Non avendola mai sentire gemere né strillare, pur avendo due figli, mi son sempre domandato se – e soprattutto quanto – questa bella figa potesse trombare, oppure, se il marito fosse uno di quelli che non se la filava proprio e che, invece, magari andava a puttane, o ancora, si trombava le sue colleghe più giovani in ufficio, perché le piaceva la figa fresca: poi, con il tempo, ho proprio scoperto che questa era la sua maniera di fare e che, in sostanza, Sonja era a casa insoddisfatta.

Così quel pomeriggio, in modo innocente, mi invitò a bere un caffè a casa sua, perché voleva scambiare quattro chiacchiere e, siccome non aveva nulla da fare, non le dispiaceva poter parlare con qualcuno: inizialmente ero un po’ titubante, e in effetti, le dissi che avrei dovuto studiare, però, considerando che ero abbastanza stanco lì sui libri, le ho detto che sarei sceso da lei per bere il caffè, giusto il tempo di chiudere casa e ritornare poi da lei, essendo giusto lì sotto di me.

… E una bocca profonda

Non appena ci siamo seduti al tavolo, ho visto quella bella scollatura meravigliosa di fronte ai miei occhi, mentre si sedeva, e non ho potuto fare a meno di immergervi rapidamente i miei occhi, senza farmi sgamare: poi, mentre si girava a preparare il caffè sul fornello, i miei occhi sono scesi sul suo bel culo, foderato da quella stretta tuta da ginnastica, che ne metteva ben in evidenza la perfezione, al punto che sembrava – almeno ai miei occhi – scolpito da un vero artista.

Quindi, Sonja tornò a sedersi e a mostrarmi quella bella scollatura e, stavolta, si accorse in pieno che le fissavo le tette: sorrise, mi disse che non mi sarei dovuto nascondere per farlo, perché era del tutto naturale che fossi attratto dal suo seno, e che anzi, sbuffando tra di sé, mi disse pure che le sarebbe piaciuto – altrettanto – che pure suo marito ne fosse ancora attratto, anziché perdere tempo in palestra e in giro con gli amici a bere, anziché andare a casa da lei.


Io le dissi che era davvero una donna così bella, che non potevo credere che suo marito non le rivolgesse le giuste attenzioni che meritava: Sonja rise di nuovo, e mi disse che in effetti, quel coglione di Andrea, piuttosto che stare da lei, probabilmente rincorreva pure le ragazzine che entravano in azienda, sfruttando il fatto che siccome erano giovani, gliel’avrebbero data in cambio di qualche facilitazione al lavoro e, soprattutto, non avrebbero fatto storie per il suo uccello.

Sempre più perplesso, la guardai di nuovo, e le dissi che non potevo comprendere, così, lei per tutta risposta, si alzò la maglietta e mi mostrò le sue bellissime tette: io le dissi che ero già abbastanza eccitato a quella vista, e quindi, mi invogliò a giocare con lei. Le afferrai con le mie mani, palpeggiandole con soddisfazione, dopodiché, le dissi che ci avrei voluto mettere il mio cazzo al caldo, lì in mezzo, perché era davvero troppo provocante per non approfittarne, e che la volevo tutta per me.

Sonja non si fece scrupoli, e abbassandosi immediatamente la tuta da ginnastica, rimase praticamente in mutande, con le tette già pronte, e poi, mi levò jeans e mutande, sistemandole sulla sedia accanto: mi fece restare seduto e, quindi, andando ad inginocchiarsi di fronte a me, se lo prese finalmente in bocca, e iniziò a farmi vedere di che cosa era capace con quella magnifica bocca, mentre io le accarezzavo i capelli e la spingevo a me, perché volevo se lo prendesse tutto dentro.

Succhiava, leccava, faceva roteare la lingua sulla cappella, poi socchiudeva le labbra e le faceva scorrere velocemente, quasi come se volesse segarmi, su e giù per il cazzo, per poi riprendersi la cappella dentro, ingoiarsela, e far roteare la lingua mentre pompava: io ero talmente in estasi che godevo come un porco, e gemevo, le dicevo di succhiarmelo di più, che la volevo tutta per me, e poi, all’improvviso lo levò di bocca, e si sputò tra le tette, bagnandosele bene di saliva.

A quel punto, prese il cazzo, se lo mise in mezzo, e iniziò a farmi un’indimenticabile spagnola, stringendomelo in mezzo e, di tanto in tanto, facendoselo arrivare pure in bocca, mantenendo la cappella tra le sue labbra e, quindi, giocando con le sue tette a stringerle e a sfrigarle poco sotto la cappella, facendomi letteralmente andare in orbita con queste sue fantasie da vera tettona spompinatrice, da porca che non poteva resistere al cazzo e che ne voleva sempre di più.

Quindi, quando si accorse che il mio cazzo era abbastanza duro, e che probabilmente non avrei resistito a lungo, mi disse che era anche tempo di figa: si scostò le mutandine, e poi, si mise a pecorina, sul tappeto della cucina, e io dietro di lei, iniziai a spingerlo dentro, con la cappella infuocata dal desiderio, certo che non avrei resistito a lungo, e dicendole se volessi che le venissi dentro o in faccia: le non mi rispose nemmeno, e iniziò a spingere con decisione, con il suo culo contro di me.

Mi scopava sempre più in fretta, e con decisione, godendo come una troia, e poi, finalmente mi fece venire dentro la sua figa: sborrai talmente tanto, e mi liberai di tutti quegli spermatozoi che avevo nei coglioni, che mi sembrò di essermi liberato di un bel po’ di roba che tenevo dentro di me da troppo tempo. Poi si fermò, tirai fuori il cazzo, e le schiaffeggiai la faccia con il mio uccello, usato a mo’ di frusta, mentre lei era ormai stravolta per come eravamo riusciti a trombare a venire.

Le chiesi se era davvero venuta e, per tutta risposta, mi disse che era già riuscita ad avere due orgasmi: uno mentre mi spompinava, perché era troppo eccitata, e il secondo, poco dopo che gliel’avevo messo dentro a pecorina…

Tette e bocca, l’accoppiata perfetta per ogni amante del sesso orale: Marcello, grandioso il tuo racconto erotico della tua avventura piacevole!

Sonja la tettona spompinatrice, di Marcello di Genova.

Prima edizione: aprile 2016, by Atlantia Media.

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