La bocca divina di Viola

Non la vedevo da un sacco di anni

Quando mi capita di incontrare nuovamente qualche persona che non vedevo da un sacco di tempo, sono sempre perplesso, perché non riesco sempre a riconoscere tutti al primo colpo e, talvolta, qualcuno pensa che io mi diverta a prendermi gioco, perché non ho voglia di riconoscerli: eppure, l’altro giorno, quando per caso durante il mio abituale caffè mattutino al bar ho visto Viola, mi è successa la stessa cosa, avendomi salutato lei e, io, di fronte al suo sguardo non l’ho riconosciuta.

Dopo avermi detto di essere lei, un po’ mi è venuto da sorridere, pensando alle nostre partite a tennis durante gli anni delle scuole medie, quando lei perdeva e si incazzava perché non capiva come fosse possibile che ad ogni tiro facessi una smorzata: e così, a parlare del più e del meno, proprio siamo finiti a ricordare i vecchi e gloriosi anni delle scuole medie, durante i quali ci divertivamo da matti a prenderci in giro, e a giocare appunto a tennis, rievocando vecchi ricordi ormai sepolti.

Così, quando lei mi ha proposto di andare a fare un giro insieme per fare delle compere, io mi son subito accodato, perché ero curioso di sentire che cosa potesse raccontarmi questa simpatica tipa, sempre sagace al punto giusto e, allo stesso tempo, capace con quel suo sguardo da furbetta (e fighetta) a conquistarmi mentre parlavamo insieme, esattamente come in quel momento, quando ho visto i suoi riaccendersi della stessa allegria che lei aveva a suo tempo.

… Ma era sempre la stessa figona

Quando l’ho guardata, sulle prime, non mi sembrava vero che potesse essere lei, perché era rimasta quella bella figona che io conoscevo, con un bel paio di tettone generose, di quelle in cui perdersi solo a vederle, con le quali giocare, e in effetti, io già stavo pensando e fantasticando sul come avrei potuto portarla, con qualche scusa, in un posto ideale dove darci un po’ da fare, per rianimare un po’ la nostra giornata con quel bello spirito di una volta, godereccio e spontaneo.

Così le ho proposto di prendere la mia auto, dicendole che poi l’avrei accompagnata ovunque: lei, scherzando, mi disse che non ero cambiato per nulla, che ero il solito simpaticone e, soprattutto, che le sembrava non perdessi nemmeno un istante per tentare di conquistarla, esattamente come a quei tempi, quando alla fine seppi farla mia, e infatti, trombammo in maniera indimenticabile nel garage di casa di un nostro amico comune, durante una delle tante feste fatte d’estate a quei tempi.



Quando le raccontai dell’episodio, dicendole che era stato uno dei più belli ed indimenticabili momenti erotici vissuti con una ragazza, Viola arrossì un po’ e, quindi, abbassando lo sguardo, poi, mi disse che in effetti era piaciuto pure a lei appartarsi con me e che, se fosse potuta tornare a quei tempi, l’avrebbe fatto di nuovo, e più di una volta: a queste sue parole promettenti, risposi che ci saremmo potuti divertire senza troppi problemi oggi, considerando il nostro essere vogliosi e vivaci.

Viola mi guardò con quel suo sguardo, quei suoi occhi che sorridevano ancor prima che vedere, e quindi, prendendomi la mano, mi disse che era una buona proposta: però, per divertirci al meglio, stavolta avremmo dovuto farlo in macchina, magari da qualche parte particolare, per dare un tocco di vivacità in più alla nostra avventura erotica, affinché potesse davvero essere indimenticabile, esattamente come allora lo fu scopare dentro il garage, mentre tutt’attorno a noi c’era la festa.

Io non mi feci pregare e, una volta raggiunta una piazzola sulle colline, ci fermammo: andammo a sistemarci sui sedili posteriori, dove lei mi sbottonò i pantaloni e, quindi, dopo aver levato pure le mutande, mi fece riprovare la magia di quel pompino di tanti anni fa, che mi sembrò la fine del mondo, esattamente come oggi, con le sue labbra carnose ed umide che si divertivano a stuzzicare la mia cappella, facendomi desiderare qualche cosa di più, come un bel soffocone di quelli memorabili.

Mi spompinò a dovere, dimostrandomi che la sua bocca era soltanto diventando un po’ più esperta di allora, ma sicuramente altrettanto ricca di fantasia e di desiderio, capace com’era di disegnare sulla mia cappella tutte le più belle forme della capacità erotica orale di una donna come lei, che tra l’altro, con le sue belle tettone abbondanti, ora avrebbe anche potuto farmi una spagnola indimenticabile, sicuramente più entusiasmante di quella di tanti anni prima.

Quindi iniziò a spogliarsi e, mentre io mi sistemavo sui sedili, divaricò le gambe a sufficienza per sistemarsi sopra di me, e farsi leccare la figa in modo voglioso: a me piaceva di brutto giocare con la sua intimità, mi stuzzicava l’idea di sentirla eccitarsi, come allora, e quindi diedi fondo a tutte le mie esperienze per dare il meglio a questa bella figona, la cui figa reclamava tante attenzioni vogliose di uomo, al punto che tra dita, lingua e naso, nonché qualche succhiata di labbra, lei impazziva.

Dopo averla stimolata a dovere, Viola si preparò finalmente a montarmi sopra, con quel suo bel culetto, e fu uno spettacolo vederla fottermi il cazzo con quelle belle spinte vogliose, quelle che mi testimoniavano ancora una volta che lei, per quanto cresciuta, restava pur sempre quella spontanea e vogliosa Viola di allora, quella a cui avevo dato la mia verginità, convinto che non sarebbe stata la prima persona, un caso, una delle tante troiette da sbattermi qua e là.

Continuammo a scopare su quel sedile posteriore della mia auto, con lei che spingeva con passione, e che mi diceva che lo voleva di più, che le piaceva come allora, e che non poteva fare a meno di montarmi così, di spingere ancora più a fondo la sua figa su di me, per scoparmi il cazzo in quella maniera unica: alternando ad una penetrazione una pausa, tirandolo dentro e fuori mentre fotteva, Viola mi fece finalmente venire sulla sua fighetta, imbrattandosi tutta della mia sborra.

Mi guardò con i suoi occhi soddisfatti, e poi, mi disse che non era un semplice caso, il fatto che ci fossimo ritrovati dopo tanti anni insieme, con quella voglia di farlo…

Lavorare di bocca come Viola, significa regalare l’estasi ad un uomo: fortunato il nostro amico Andy, che ci ha pure inviato il racconto erotico della performance della sua spompinatrice.

La bocca divina di Viola, di Andy di Torino.

Prima edizione: aprile 2016, by Atlantia Media.

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