Mi spompinava sotto la scrivania

Con l’arrivo della pandemia, nonostante tutto, in ufficio non abbiamo perso la voglia di divertirci e di vivere. Sono sempre in compagnia di quattro colleghe fighe che, in un modo o nell’altro, sembrano fare a gara per dimostrare tutta la loro natura trasgressiva. Tra loro, non manca ovviamente quella tipica competizione femminile: ognuna vuole dimostrare di essere la più bella, la più interessante. Così, tra un trucco spettacolare e vestiti sempre perfettamente abbinati, queste gnocche mi manifestano tutta la loro natura vogliosa. A parole, ma anche con gesti molto equivochi.

Non sono l’unico ad aver notato questo modo di fare abbastanza sbarazzino, perché anche il capo – che mi ha confessato di essersele ripassate tutte quante – ha ben rimarcato come le stesse siano tutt’altro che santarelline. Certo, poi tra di loro non si risparmiano frecciatine ed allusioni varie: soprattutto, quando si tratta di rimarcare il loro desiderio di vivere avventure emozionanti. Solo che poi per andare al sodo, lasciano che a sporcarsi le mani (e non solo) siano sempre e soltanto gli uomini: perché bisogna essere esempi di cavalleria pure in questo caso. Almeno sembra.

Così questa settimana non ho perso tempo, e mi son proprio deciso a farmi avanti con Francesca. La mora tettona dell’ufficio, quella bella fit che non salta mai un appuntamento in palestra, non si è fatta pregare per andare ben oltre il caffè tra colleghi. Martedì, giornata di scazzo infinito, è successo tutto da un momento all’altro. La gnocca si è aggirata sin dalle prime ore in legging e con una camicia esplosiva, quasi come se volesse rimarcare la sua natura mediterranea. In men che non si dica, me la sono trovata tra le braccia: baldanzosa, piena di voglia di trasgressione e sorridente.

Con i suoi movimenti felini, non ha lasciato spazio ad alcun equivoco: la gnocca, con il suo bel balconcino scoperto, mi ha letteralmente fulminato gli occhi con lo splendore delle sue tette. Devo ammettere che, di fronte a quello spettacolo, non sono riuscito a trattenermi a lungo. Le ho subito detto che non vedevo l’ora di vederla all’opera, e per tutta risposta mi ha dato una spintarella scherzosa. Non sarebbe finita tanto presto, però, la danza del corteggiamento: ma siccome il tempo sembrava sfuggire tra le nostre mani, cercavo di spingerla a non esitare oltre.

Francesca rideva, mi guardava con un’espressione divertita e allo stesso tempo provocante, passandosi il dito sulle labbra e nello stesso tempo alternando un’aria da brava ragazza ad un’espressione da gnoccona trasgressiva. Poi, quando le dissi che non vedevo l’ora di sentirla su di me, il suo sguardo si fece letteralmente da vera troiona. Mi passò la mano sui pantaloni, proprio lì, e sentì il mio cazzone bello duro e gonfio: voglioso come non mai, che desiderava essere soddisfatto da quelle belle labbra carnose ed esperte sicuramente nell’arte del soffocone.

Mi sbottonò i pantaloni, quindi abbassò leggermente i boxer, quanto bastava per vedere il mio bel cazzo duro. Quando lo vide, ne rimase estasiata. Le piaceva quella bella mazza, e la leccò subito senza tanti complimenti. Si mise a giocare con la punta della sua lingua sulla mia cappella, facendola roteare con grande esperienza. Avevo già capito che la cosa sarebbe stata esplosiva, l’avrei riempita del mio seme come una fontana piena di vita: e la lasciai fare, incitandola con i miei gemiti, e poi guidandola delicatamente con la mia mano, perché la sua testa trovasse il punto giusto.

Mi sentii stimolare a dovere dalla sua bocca vogliosa, con quella lingua infuocata e capace di solleticare le mie voglie come se non ci fosse un domani. Lei si lasciava andare fino in fondo, ingoiandomelo tutto, spingendosi a stimolarmi tutto. Ad ogni discesa della sua bocca calda, avvolgente ed accogliente sul mio cazzo, corrispondeva un mio brivido di piacere. Mi sentivo vibrare tutto, preso da una sensazione piacevolmente elettrica: sapevo bene che mi avrebbe svuotato letteralmente i coglioni, non avrebbe lasciato neppure una gocciolina del mio seme.

Si muoveva vorticosamente attorno al mio membro duro e caldissimo, ingoiandolo voracemente, come se non potesse fare a meno di assaggiarne tutte le venature. Il suo massaggio ininterrotto con la bocca, mi faceva trasalire: e quando iniziò a giocare con la punta della lingua sotto la cappella, cominciai a perdere la testa. Si mise a leccare lentamente, e con movimenti lenti ma inesorabili, proprio quella magica linea del piacere. Gemevo senza riuscire a trattenermi, mi sentivo sempre più carico e voglioso, pronto ad esplodere da un momento all’altro.

Poi, di tanto in tanto, si fermava e mi guardava soddisfatta: e dava un bacio alla mia cappella, ormai rovente. Per poi tornare a giocare a torturarla amabilmente con la punta della sua lingua, leccandola piano piano, come se desiderasse infliggermi un godimento travolgente. Sentivo il cuore battere sempre più forte, e tante sensazioni intense percorrevano il mio corpo da cima a fondo, facendomi vibrare. Quindi venne il momento di liberare tutta la mia carica vitale, con un’intensa ed incontrollabile salita verso l’apoteosi del piacere, un turbinio di sensazioni indescrivibili.

Ansimavo e gemevo sempre più forte, e quindi, di lì a poco mi lasciai andare completamente e sborrai abbondantemente nella sua bocca calda e vogliosa, che accolse completamente tutto il mio seme caldo, come rapita da quel getto vitale. La sentii ingoiare tutto, e deglutire con un’espressione soddisfatta: mentre mi riprendevo da quella parentesi travolgente di godimento, le accarezzai i capelli a più riprese, e la fissai soddisfatto con la mia aria da trombatore impenitente che voleva assolutamente manifestare tutto l’apprezzamento per quel meraviglioso soffocone.

Le dissi che ero stravolto dal godimento, che nessuna me l’aveva mai succhiato in modo così irresistibile, e che era semplicemente divina. Francesca rise, mi guardò con quell’aria da collega troiona, e mi disse “e sai quante altre pompe ti farò qui in ufficio e, perché no, pure altrove?” e io risposi “mmmm, non vedo l’ora di sentirti di nuovo all’opera con quella bocca magnifica…”

Mi spompinava sotto la scrivania, di Matteo di Torino

Prima edizione: ottobre 2020, by Atlantia Media.

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