La tardona che non perdeva un cazzo

Una impicciona piuttosto figa

Nella mia palazzina c’è una donna un po’ là con gli anni e che, anche per il fatto che va a correre tutti i giorni sul lungolago verso Cernobbio, è comunque bella in forma ed affascinante: si presenta sempre ben vestita, scegliendo capi che ne mettano in evidenza le caratteristiche fisiche più splendide, come quelle belle natiche in forma, che tanto mi prendono la vista da farmi desiderare di prenderle tra le mani e godermele.

Divorziata da un uomo abbastanza pesante e noioso, Marialuisa è quella che si dice una tardona che non vuole assolutamente far passare gli anni e, anzi, fa di tutto per restare in sella alla forma fisica, per assaporare ancora i piaceri della vita di una cougar sempre comunque in cerca di giovani da conquistare, perché in cuor suo non può davvero fare a meno di un bel partner con il quale divertirsi piacevolmente.

Un pomeriggio, mentre mi trovavo in giardino a sistemare i miei fiori, così per caso, si è avvicinata a me per chiedermi di quali fiori si trattasse: e così, ne approfittai per parlare con lei, trascorrendo qualche minuto in sua compagnia, e poi mi chiese se per caso volessi bere un caffè, facendole compagnia e dando pure un’occhiata alle piante che aveva in casa, per individuare delle soluzioni per farle stare bene.

Non resisteva al fascino dei giovani

La sua proposta mi incuriosì un po’ e, mentre stavo finendo di sistemare delle cassette di fiori, le dissi che le avrei fatto compagnia: misi a posto quelle fioriere e, poi, ci avviammo verso il suo appartamento, che mi sembrò subito molto interessante sin dal primo momento che feci ingresso in quell’abitazione, che sembrava sicuramente una casa giovanile per la sua età.

La cosa mi stupì un po’ e, mentre parlavamo seduti nel suo salotto, le feci i complimenti per la casa: per tutta risposta, mi ringraziò e guardò sorridendo, con un’espressione che fece colpo su di me, considerando che qualche istante dopo mi avvicinai a lei, sempre di più, finché allungai la mia bocca verso la sua e, quindi, con un leggero movimento delle labbra, la sbaciucchiai voglioso e desideroso di lei.

Marialuisa non si fece desiderare più di quel tanto e, anzi, mi strinse a lei perché voleva condividere con me le sue voglie e i suoi gesti: era presa dal mio fascino giovanile, e me lo disse, che lei amava trombarsi i giovani come me, perché erano pieni di vita e, soprattutto, con un bel cazzo ancora duro, che montandolo, dava delle sensazioni soddisfacenti, soprattutto se lo si faceva nel suo salotto, sul pavimento.

Di colpo, capii che era sicuramente la tardona che mi dovevo trombare da un sacco di tempo: e senza indugiare tanto, sbottonai velocemente i miei pantaloni, e tirai fuori il mio uccello, perché potesse finalmente giocarci con le sue labbra e la sua lingua, che sin dal primo momento in cui le guardai, mi sembravano ispirare tanta voglia di trombare e di lasciarsi ogni altra cosa alle spalle.

Marialuisa iniziò a leccarmi la punta dell’uccello, poi si lasciò andare e scese più in basso, cercando le mie palle, per iniziare a torturarle amabilmente con le sue dita leggere, in un desiderio che non riusciva in alcun modo a trattenere, perché era ormai talmente presa dalla voglia di sesso che, molto difficilmente, avrebbe desistito dall’idea di fottersi il mio bel manico rovente e duro, prendendoselo tra le gambe.

Me lo scappellò per bene, e dopo averlo leccato in punta, si allargò la figona pelosa, bagnandosela con il dito indice sinistro insalivato: qualche momento più tardi, mi montò sopra e se lo fece entrare tutto, sospirando soddisfatta quando sentì il mio duro membro dentro la sua figa vogliosa, che pian piano si bagnava sempre più intensamente, diventando un territorio di conquista per il mio pene focoso.

La sua foga nel trombarsi il mio cazzo, oltre che la sua soddisfazione espressa con gridolini e mugugnii di piacere di vario tipo, mi fecero ben comprendere che non si sarebbe fermata, se non dopo un esplosivo orgasmo in casa sua, che avrebbe sicuramente attirato l’attenzione della sua vicina, una tipa piuttosto pettegola che non si sarebbe tenuta la bocca a freno per molto tempo.

Marialuisa godeva senza freni inibitori, mi trombava intensamente, e nello stesso tempo, mentre si muoveva sul mio cazzo con una destrezza da cavallerizza, mi implorava di fotterla bene, di non lasciare nemmeno un millimetro inesplorato nella sua figona vogliosa: io la spingevo a me, mettendole le mani sulle natiche, perché potessi prenderlo tutto dentro, per godersi il mio membro e io assaporare il suo essere troia.

Mi trombava con passione, ondeggiando sul mio corpo come un’amazzone incapace di resistere al piacere: e in questa unione di corpi vogliosi, lei scaricò tutta la sua voglia, alcuni istanti dopo, venendo come una troia che non vedeva un cazzo da un sacco di tempo, schiantando la sua figa infuocata su di me e, qualche momento dopo, facendo pure esplodere la mia carica di sborra dentro di lei, riempiendola tutta.

Quindi lei si alzò in fretta e, portandosi il mio cazzo alla bocca, ne succhiò la punta, perché voleva assaporare le ultime gocce della mia sborra calda: era talmente una puttanona, che non potevo resistere a quella vista, e glielo dissi chiaramente. Lei sorrise soddisfatta, e mi rispose che lo sapeva bene di esserlo…

Grande di età, ma sempre piena di voglia di farsi sfondare: e così la tardona di Mario ci ha regalato un bel racconto erotico di quelli appassionanti con dettagli focosi.

Una tardona che non perdeva mai un cazzo, di Mario di Como.

Prima edizione: febbraio 2016, by Atlantia Media.

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2 risposte a La tardona che non perdeva un cazzo

  1. mdcpaofli dice:

    Vecchie e troie… un abbinamento perfetto

  2. Sventrafighe dice:

    Certo che se capitasse anche a me di incontrarla…

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