La mia esperienza erotica con una tettona che fa spagnolette al telefono

Destino, coincidenza … non so nemmeno io come definirlo, alla fine era solo un foglietto pubblicitario trovato sul cruscotto della mia macchina dopo aver finito il primo appuntamento della mattina con un papabile cliente. Un numero di linea erotica … sorrisi amaramente, mentre dentro di me pensavo che ci sono ancora persone che telefonano per una sega. Così, però, senza pensarci nemmeno troppo non buttai via il bigliettino ma lo misi in tasca.

Quella stessa sera ero solo a casa, annoiato, lei non c’era, aveva il corso di inglese (così disse). Alla televisione sempre le solite cose di cattivo gusto, non sapevo proprio come passare il tempo.
Frugai nelle mie tasche senza rendermene conto e, non capendone il vero motivo, avevo già preso il mio telefono e composto quel numero erotico. Ero curioso, chi mi avrebbe risposto?

Due squilli e lei, con voce calda e suadente, rispose:
“Pronto” Dissi io. “Ciao Amore”, rispose lei, aggiungendo “Come ti chiami?” Le dissi il mio nome: “Daniele…e tu? Se posso chiedertelo…”
“Chiamami come vuoi, io stanotte sono tutto quello che da sempre stai cercando…”, “Posso chiamarti, non so… Jessica?”
“Assolutamente! Se vuoi che io stasera sia lei per te lo sarò. Allora dimmi Daniele, cosa vuoi dalla tua Jessica?”
“Godere come non ho mai fatto finora”, “Sei fortunato tesoro, hai trovato la persona giusta per godere”

Stanotte non riesco proprio a dormire, penso a lei dopo giorni da quella telefonata, la immagino come si è descritta: alta, mora, con labbra carnose e prosperosa.
La sento parlare, la sua voce mi eccita da impazzire, non riesco a non averlo duro pensando a come sarebbe bello toccarla e sentirla gemere sopra di me, sentirla bagnata e poter leccare i suoi enormi capezzoli turgidi.
Mai avrei pensato che fosse possibile eccitarsi con una tettona al telefono. Mi stupisco di me stesso e di come abbia fatto a scattare in me una certa fantasia erotica animalesca, la voglia di legarla e penetrarla davanti e dietro, farla vibrare mentre sono dentro di lei, mentre ne chiede ancora, sempre di più, fino in fondo.
Tutto questo solo ascoltando la sua voce al telefono e chiedendo una spagnola.

In fondo perché avrei mai dovuto fare quella telefonata? Cosa mi manca?
Adesso l’ho capito, finalmente ero veramente io, libero di essere me stesso, lontano da maschere e stereotipi, dalla monotonia della vita e dalla monogamia che mi stava uccidendo. Ho una donna al mio fianco da anni ma con lei ormai è solo pura abitudine, tutto troppo uguale anche mentre facciamo sesso, non c’è passione, fantasia, voglia, è tutto troppo studiato e calcolato e tutto uguale. Non godo nemmeno più, sto solo uccidendo sempre di più la parte animalesca di me, quella parte che quella voce ha risvegliato e ora mi sta facendo impazzire.

Non ci sarebbe niente di sbagliato a sognare, ma quando penso a lei, Jessica, esco di testa. La immagino ovunque, quando sono al lavoro, quando cammino in mezzo alla gente, spero sempre di sentire quella voce, voltarmi, vederla e prenderla da dietro, ovunque lei si trovi.
Certo, lo so, lei fa così con tutti, lavora per una sex line, ma per quei 30 minuti è stata mia, mi ha posseduto e io possedevo lei.

Lei iniziò la conversazione: “Ora immagina Daniele di essere qui con me. Cosa vorresti che ti faccia?”
La sua voce si faceva ancora più sensuale e non potevo non fantasticare sul suo enorme seno e aggiunse: “Vorresti ti facessi una spagnola per esempio?”

Sembrava mi leggesse nel pensiero e allora ha incominciato ed anch’io. Voleva che me la immaginassi così, con indosso un babydoll corto nero di pizzo trasparente, aderente e molto scollato che metteva ancora di più in mostra la sua prosperità e i suoi capezzoli duri, un paio di autoreggenti velate nere e tacchi a spillo, voleva che la toccassi e sentissi quanto già fosse eccitata solo nel mostrarsi così, calda e vogliosa di me.

Nella mia fantasia la trovavo seduta sulla poltrona di casa mia, vestita così, proprio come voleva lei, con le gambe incrociate e pronta a prendere il mio seme. Cazzo, solo al pensiero di vederla così avrei potuto benissimo venire in quel momento.

Lei continuò a parlare e a descrivere la scena: si inginocchia davanti a me e con violenza prende il mio pene e se lo mette in mezzo alle tette sode, leccando la punta del mio pisello e iniziando a spingere la sua bocca sempre più giù, muovendo il mio uccello con le mani e facendomelo diventare ancora più duro.
Mentre mi parlava al telefono e mi raccontava quello che stavo cominciando a immaginare, la mia mano ha afferrato il mio cazzo con forza e ho iniziato a masturbarmi sulla sua voce, sulle sue enormi tette, che nella mia testa, continuavano a tenere prigioniero il mio membro duro e bagnato. Lei chiedeva di andarci piano ma non riuscivo a trattenermi, la mia fantasia galoppava e la mia voglia era troppo grande, era quasi come se mi stessi procurando dolore fisico dalla frenesia con cui mi stavo toccando l’uccello, ma non riuscivo a tenermi.

Nella mia testa lei mi stava facendo una spagnola e si stava eccitando nel farmela, e io dovevo venire, dovevo assolutamente spruzzare su di lei, in mezzo al suo enorme seno, urlando dal piacere.
Lei intuii che non avrei potuto resistere ancora per molto senza esplodere, e allora continuò a parlarmi e a gemere, con quel suo tono di voce che divenne un’ossessione per me, e mi chiese di venire, di venire per lei e su lei, proprio come avrei voluto realmente fare.

“Daniele stai bene? Allora che ne dici della tua Jessica? È stata brava?”, “Wow! Mai stato meglio, sei stata formidabile Jessica! Posso chiederti una cosa?”
“Certo Daniele, tutto quello che vuoi. Sono qua per soddisfare ogni tua richiesta, pensavo lo avessi capito ormai”.
E fece un piccolo sorrisetto, sentivo al telefono il suono di quella smorfia fatta sottovoce di pura soddisfazione nell’avermi fatto venire e nell’avermi ancora lì ai suoi piedi, pronto a tutto pur di godere di nuovo. Il mio pene vibrò una volta ancora.

“Potrò richiamarti? Potrò mai incontrarti di persona?”, “Potrai chiamare questo numero quando vuoi, ma non troverai solo me. E no, non possiamo incontrarci, lo sai benissimo. Io non esisto, sono solo una voce che ti fa eccitare e venire, alimentando le tue fantasie erotiche e risvegliando quelle più nascoste, ma in realtà io non esisto, sono solo una tua idea. Sono quello che ti manca ma che hai paura di ammettere.”
Ci fu un attimo di silenzio da parte di entrambi poi lei ruppe quel ghiaccio.

“Se vuoi ti faccio venire ancora, lo sento che ti sei già di nuovo eccitato. Ti trema la voce, ne vuoi ancora e lo vuoi da me adesso, ammettilo!”

Lei lo aveva capito, mi aveva in pugno ed io non riuscii a dire di no ad una seconda ondata di piacere; a quel punto ricominciai a immaginarla, questa volta in cucina, ricurva sul tavolo, le mutandine leggermente spostate e le mani legate dietro. A quel punto era mia, adesso ero io ad avere il potere su di lei, a poterla far godere e urlare: sognavo di essere dentro di lei con violenza, prendendola per i capelli e infilando il mio cazzo duro tutto dentro di lei, fino alla fine. Sognavo di girarla e di venire nella sua bocca, calda e bagnata come era la sua figa vogliosa.
E così ebbi il mio secondo orgasmo nel giro di pochissimi minuti, non durò molto la mia seconda fantasia. Schizzai di nuovo il mio caldo seme sul pavimento.

A quel punto la nostra telefonata dovette giungere al termine, avevo purtroppo esaurito i minuti a mia disposizione; lei mi salutò come si saluta qualsiasi cliente una volta pagata la consumazione, in maniera cortese e carina, ma comunque con tono professionale, e non con la solita voce intrigante e passionale con cui mi aveva accolto all’inizio della nostra telefonata.

Capii subito ed accettai il congedo in quel modo. Da quel momento però non passa giorno o notte in cui la sua voce torna a tormentare i miei pensieri e a risvegliare le mie voglie perverse. Riascolto, nella mia mente, le parole sussurrate al telefono mentre la immaginavo china davanti a me pronta a farsi venire addosso, mentre la sentivo calda e bagnata fra le sue gambe, sempre più vogliosa di me, mentre la vedevo in ginocchio pronta a ricevere il mio sperma.
Proprio io che ridevo al pensiero di chi chiama un numero erotico per eccitarsi, mi ritrovo qua stanotte a non poter chiudere occhio per la voglia che ancora ho addosso e mi tormenta, per le immagini di pura fantasia che ancora mi girano per la mente e non mi lasciano tranquillo, ho bisogno di venire ancora, devo toccarmi subito per non star male.

Non posso continuare così, in me è scattato qualcosa che non riesco più a controllare, non posso più nascondermi da quello che realmente sono e veramente mi piace: sono un porco, un perverso, un marito infedele. Mando tutto al diavolo, ma ritrovo la mia vera natura. L’animale che era in me è tornato fuori, affamato come non mai e non farò niente per reprimerlo, sento di volerne ancora, sento di volerne di più. Prendo in mano il cellulare e compongo nuovamente quel numero, con la speranza che mi risponda di nuovo Jessica.

La mia esperienza erotica con una tettona che fa spagnolette al telefono, di Daniele di Mantova

Prima edizione: dicembre 2021, by Atlantia Media.

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