L’ho messo in culo

L’ho messo in culo alla mia capa con soddisfazione

Entrando in ufficio, ogni giorno, era praticamente impossibile non trovare la mia capa incazzata con qualcuno: in un qualche modo, trovava sempre qualcosa che non le andasse bene, quasi come se ci godesse nel mettere un po’ in croce, a turno, tutti i miei colleghi. Con le donne, invece, mi sembrava che non riuscisse mai a creare una situazione di sudditanza psicologica: non mi son mai spiegato i motivi di ciò, ma così è sempre stato, almeno fino a due giorni fa, di venerdì.

Quel giorno la mia capa era abbastanza seccata da alcune cose che non andavano esattamente come lei si aspettava, perché con un paio di clienti si erano manifestate delle situazioni spiacevoli: dalla mattina, quelle notizie che rimbalzavano da una scrivania all’altra, sembravano proprio suggerire che Francesca sarebbe stata insopportabile quel giorno, e che il week-end sarebbe di sicuro arrivato come una liberazione, dopo tante discussioni e sceneggiate di ogni tipo.

Durante la riunione insieme con gli altri, poi, le cose sono diventate ancor più complicate: un terzo cliente scassava le palle, e non poco, per una vecchia questione, e questa è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, facendo esplodere Francesca in una di quelle sue sfuriate indimenticabile, alla fine della quale, poi, si è richiusa nel suo ufficio a concludere un paio di cose, e a parlare al telefono con altra gente, in una situazione a dir poco tesa.

Poi si è lasciata andare con me

Nel nostro ufficio, eravamo tutti quanti perplessi di fronte all’atteggiamento di Francesca, e poi, tra uno scambio di chiacchiere e l’altro, qualcuno già immaginava come sarebbe andata a finire la questione: magari dei licenziamenti, o ancora, qualche vacanza obbligatoria per alleggerire un po’ il clima in azienda, con domande abbastanza inquietanti l’uno con l’altro, che facevano anche innervosire alcuni colleghi, alle prese con il loro caffè in un momento di relax.

Poi l’atmosfera, pian piano, si è fatta un po’ meno buia e, tornando a parlare con noi, ma sempre con toni accesi e determinata, Francesca ci ha detto che con un paio di queste persone, le problematiche erano rientrate: potevamo tirare un sospiro di sollievo, e invece, poco dopo ci ha detto che probabilmente qualche ritocco ci sarebbe stato sugli stipendi, data la situazione un po’ incasinata dell’azienda, notizia che ha fatto infuriare qualcuno e ha riacceso le discussioni.

Francesca era irremovibile come al suo solito e, anzi, guardava anche un po’ stupita quelle che erano le reazioni dei miei colleghi e delle mie colleghe, quasi come se si immaginava che tutto dovesse andare secondo il suo disegno: e poi, augurando frettolosamente buon week-end a tutti, se n’è andata di nuovo in ufficio, per concludere alcune pratiche che aveva ancora in sospeso, e che tardava da un po’ di tempo a completare, facendo anche spazientire i nostri clienti.

Invece di andarmene a casa, però, quel venerdì ero deciso a saperne di più su queste storie e, andando a bussare alla sua porta, poi mi son fermato per un po’ a discutere con lei dei nuovi progetti da seguire in ufficio: tra un dettaglio e l’altro, pian piano, mi son accorto di come a Francesca in realtà dispiacesse un po’ la situazione creatasi, e anzi, in cuor suo probabilmente era anche incazzata pensando a come, nonostante l’impegno di tutti, le cose fossero andate in quel modo.

Poi, parlando del più e del meno, le chiesi se era davvero soddisfatta del mio modo di lavoro, e se ci fossero problemi particolari: mi disse che potevo stare tranquillo, ma lo fece con un’espressione del viso che mi incuriosì: mi sembrava abbastanza eccitata, così, le chiesi che programmi avesse per quella sera, ma lei, ricordandomi di essere una mia superiore, mi disse che non potevo andare a battere quel terreno di conquista senza scottarmi, perché mi sarei ritrovato bruciato.

Allora mi feci avanti in maniera spudorata, dicendole che la trovavo affascinante, che era proprio una bella donna, e con quel suo portamento mi suggeriva anche di essere una che, per certe cose, non si tirava indietro: Francesca mi guardò quasi stupita, dicendomi che non si aspettava queste considerazioni da me, ma poi, avvicinandosi, e dandomi per scherzo una bottarella nella pancia, mi disse che le avrei potuto dimostrare le mie capacità sotto altri punti di vista, proprio lì.

La guardai, le si accesero gli occhi, e quindi, mi precipitai su di lei, baciandole il collo, cercando la sua bocca, e poi, finalmente ci liberammo: mentre ci baciavamo appassionatamente, levandoci di dosso i vestiti, con le sue mani prese a giocare con il mio cazzo, perché lo voleva tutto per lei, perché voleva davvero godere lì in ufficio, dopo tanta rabbia, ed era carica a più non posso, stava per esplodere dall’energia che aveva in corpo quella sera.

Mi spompinò allegramente il cazzo, con tutta la sua voglia di piacere, con la lingua e le labbra, e poi me lo scopò letteralmente con la bocca, prendendoselo tutto fino in gola, di tanto in tanto strozzandosi per la voglia che aveva di farlo suo: era irresistibile e insaziabile, Francesca, e mi guardava anche con quegli occhi da vera troia, finché poi, dopo avermelo raddrizzato a dovere, si sentì pronta a dirmi “dai, mettimelo per bene in culo, voglio che me lo sfondi e non ti fermi finché me lo riempi!!”.

La guardai stupito, e le dissi “tu, la capa, che lo vuoi in culo da me??” “Sìììììììì, anche le cape hanno bisogno di cazzo, e si vogliono far sfondare il culo di tanto in tanto, non lo sai?! Abbiamo bisogno anche noi di dimenticarci di quanto siamo stronze, e sottometterci un po’ al cazzo!! Dai, non farti pregare, lo so che ti piace l’idea!! Scopami il culo, dai, fottimi!!”, così, mi misi sotto di lei, sulla scrivania, e con le mani la posizionai su di me, poi aprì le gambe, e appoggiandosi, iniziò a farselo entrare.

Si eccitò a non finire quando sentì la cappella in culo, e pian piano, si mosse per farlo entrare sempre di più: aveva la faccia di chi soffriva, ma sapeva di doverlo fare perché le piaceva, e poi, finalmente si lasciò andare, e prese a scoparmi: era strettissima, divina, e si muoveva come una vera pro, una che sapeva davvero come scopare, una che il cazzo in culo lo prendeva regolarmente e sapeva bene come far godere il suo uomo mentre trombava, con una decisione non da ridere.

Si muoveva, ansimava, gemeva, e poi mi guardava, chiedendomi “ti piace??? lo so che ti piace!!! Dimmelo che ti piace il mio culo!!!”, e io, per risposta “ahhh sìììììì, sei la mia puttana, dimmelo che sei la mia puttana, che non puoi vivere senza il mio cazzo nel tuo culo!!” e lei, guardandomi “ahhh sìììì, sono quella puttana della tua capa, che ha bisogno del cazzo del suo lavoratore per sentirsi bene, dai, sfondami senza pietà, vai, vienimi dentro che ti piace!!!”.

E poco dopo, veramente, non potei far altro che lasciarmi andare, al culmine del piacere, sborrando dentro quel culo meraviglioso, aperto in due dal mio bel cazzo soddisfatto di tanto piacere: Francesca mi guardò con quella sua aria da troia, le era piaciuto farsi sfondare di dietro, e quindi, alzandosi, prese anche della sborra tra le dita, quella che le colava fuori dal suo fantastico buchino allargato…

Una capa così, pronta a farsi rompere il culo, è da sposare: beato Alex che ha vissuto questa avventura e ci ha offerto il suo racconto erotico.

L’ho messo in culo alla mia capa con soddisfazione, di Alex di Bologna.

Prima edizione: aprile 2016, by Atlantia Media.

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