Sulla poltrona con Giuly

Una figona per igienista

Devo essere sincero – e non penso di sbagliarmi per quanto riguarda le mie conoscenze: sono ben poche le persone che frequento, a non aver una fifa matta nel momento in cui vanno a sedersi sulla poltrona del dentista, magari temendo qualche dolorosa sorpresa.

A me dà molto fastidio in modo particolare la pulizia dei denti, anche se non la faccio poi così tanto di frequente, con quei ferretti fastidiosi che mi sembra mi debbano staccare da un momento all’altro un dente. Non so perché, ma non è una sensazione che mi mette letteralmente ko.

Ma da quando dal mio dentista c’è una nuova igienista – devo ammettere che non ricordo di averla mai vista prima, ma magari il mio terrore mi ha impedito di vederla – mi sento un po’ più rilassato quando vado a farmi sbiancare i denti, perché mi è simpatica ed è pure figa.

Lei si fa chiamare Giuly, anche se non so esattamente quale sia il suo nome – e se devo dire la verità non è che me ne freghi più di quel tanto – e trovo che sia molto affascinante: non è quella che si dice una bella ragazza, ma piuttosto è una che è piena di fascino e ti attizza.

Non so nemmeno come spiegare il motivo di questa attrazione che mi ha colpito spingendomi a desiderare di conoscerla più intimamente, anche se da un giorno all’altro, dopo l’ultima pulizia dei denti, ogni volta che penso alla pulizia dei denti mi viene di fare un grande sorriso.

Che cosa mi ha colpito di Giuly dalla scorsa volta? Beh forse non i suoi fianchi, esageratamente larghi, e il suo culo piuttosto grosso, e nemmeno le tettine: nel complesso credo che sia il suo sguardo affascinante, da tigre, ad avermi conquistato insieme con la sua bocca.

L’igienista dallo sguardo da troia

Martedì scorso ho avuto appuntamento in studio per sistemarmi i denti e, a quell’ora, non c’era più nessuno nello studio: soltanto Giuly e una sua collega, che stava giusto sistemando un paio di cose prima di andare a casa dopo una lunga giornata tra denti e dentiere.

Dopo avermi fatto accomodare in sala d’attesa, la collega di Giuly è tornata a completare qualche pratica in ufficio, e trascorsi alcuni minuti, è poi venuta a chiamarmi, dicendomi che la sua collega mi aspettava nello studio in fondo a sinistra.

Ho seguito questa giovane ragazza, che a sua volta, quando è arrivata alla stanza aprendo la porta, ha detto a Giuly di andarsene a casa perché stanca: e con un gesto, l’ha salutata, dopodiché ha salutato pure me, mettendosi la giacca ed avviandosi verso la porta tirandola dietro di sé.

Dopo esserci salutati, Giuly si è presentata e mi ha fatto accomodare sul lettino: ha ammirato i miei denti e, quindi, si è messa all’opera, ripulendoli del poco tartaro che c’era e lodandomi per la notevole igiene orale, che diceva essere ormai cosa poco comune tra i pazienti.

Mentre puliva i denti, Giuly si abbassava verso di me, facendomi intravvedere le tette sotto la camicetta: oltre a ciò, era provocante persino con le sue cosce, sicuramente poco in forma e piuttosto cellulitiche, ma in quella posizione mi attiravano e non poco.

Così approfittando di una piccola pausa per sciacquarmi i denti, mentre lei stava guardando un attimo lo schermo di un apparecchio lì vicino, sdraiandomi sul lettino ho allungato la mia mano e, con il pollice, ho cercato la sua figa, toccandola da sopra le mutande.

Giuly, sulle prime, mi ha levato la mano e mi ha guardato dicendomi come mi permettevo di fare una cosa simile, ma subito dopo, vedendo la mia insistenza nel toccarle la figa, si è quindi sciolta e ha iniziato ad invogliarmi a fare di più, a parole, provocandomi.

Mi diceva di essere la sua troia, di voler godere proprio qui, nello studio, con me: così le ho detto di accomodarsi sul lettino, le ho abbassato la gonna e le mutande, e ho iniziato a leccare quella bella figona dalle labbra scure e carnose, così desiderosa di attenzioni e di piacere.

Quelle labbra vogliose di Giuly

Giuly si contorceva in preda al piacere sul lettino, e mentre si muoveva, smanacciando tra la bocca e i capelli, di tanto in tanto faceva anche qualche piccolo grido e ansimava, perché ne voleva di più, desiderava godere di più e sentire tutta la mia lingua dentro la figa.

A forza di leccarla, la sentivo sempre più bagnata e scivolosa, finché a un certo punto – ormai non più capace di controllarsi – si è messa a squirtare, godendo e bagnando tutto quanto con il frutto del suo piacere, tra pavimento e lettino che erano ormai allagati da lei.

Ormai con il fiatone e desiderosa di rilassarsi, Giuly mi ha accarezzato i capelli e mi ha sorriso, dicendomi che mai in precedenza qualcuno era riuscito a farla squirtare, e che questo significava che soltanto io sapevo esattamente come prenderla e farla liberare da tutto.

Alla vista di quella bella figona goduriosa, mi son abbassato pantaloni e mutande, e le ho passato il mio cazzo su quella bocca piena di desiderio: giocava a farselo passare tra le labbra e la lingua, e voleva pomparlo fino a svuotarmi letteralmente i coglioni, come diceva lei.

Scendendo dal lettino, e inginocchiandosi per terra, si è messa davanti a me e l’ha subito voluto prendere tutto dentro: mentre mi ingoiava il cazzo, tra quelle labbra grosse e carnose, Giuly mi faceva sentire desiderato, soprattutto mentre la sua lingua scorreva oltre la cappella.

A forza di succhiarlo, quasi come fosse un ciuccio, Giuly faceva un rumore tale che pareva dovesse essere una pompa in funzione: e più andava a fondo, e più io le spingevo la testa in basso, giù, fino a farle arrivare la bocca ai coglioni e a sentirla avere istinti di vomito.

Ogni volta che lo toglievo dalla sua bocca, con lei che respirava affannosamente e mi diceva di volerlo di più, mi sentivo pieno di forza: e così, lei se l’è preso in bocca ancora una volta, pompandolo in punta, fino a sentire la mia prostata vibrare per il piacere dell’orgasmo.

Qualche istante prima che potessi innaffiarle la bocca, se l’è tirato fuori: e se l’è passato sulle labbra come fosse un burro cacao, e pure sui denti, e sugli occhiali, sorridendo con la faccia piena di sborra e provocante.

Nel mentre, qualcuno suonò alla porta dello studio: e rivestendomi, dissi a Giuly che sarei passato di nuovo a trovarla in studio, la volta seguente, magari anche trombandoci…

Un appunto di Daniel:

“Per parecchi anni non ho mai voluto vedere una poltrona del dentista, perché non sopportavo l’idea di sedermi e farmi torturare i denti. Da quando ho conosciuto Giuly ho cambiato letteralmente idea e non vedo l’ora di andare a farmi sbiancare il sorriso :D”

Tra i tanti racconti erotici che sono stati pubblicati sulla nostra community, questo devo ammettere che è uno tra i più coinvolgenti: un tipo che va a farsi sbiancare i denti e sbianca la bocca dell’igienista supera davvero tante fantasie erotiche…

Sulla poltrona con Giuly, di Daniel di Milano.

Prima edizione: gennaio 2015, by Atlantia Media.

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2 risposte a Sulla poltrona con Giuly

  1. Anonimo dice:

    Che bello andare da una igienista così

  2. Anonimo dice:

    Ad averne di igieniste così

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