Marisa la colombiana strafiga

Si atteggiava come una troietta

Dopo esserci stato insieme per un paio di mesi, ed esser soltanto riuscito ad annusargliela, un po’ mi faceva girare la minchia parlare e ripensare a Marisa, quella bella tipa colombiana che, tra una storia e l’altra, quando arrivava il momento di farsi una bella trombata, sembrava come non essere interessata al cazzo, come se quest’ultimo per lei rappresentasse più un problema che altro, forse anche perché prigioniera dei facili giudizi e delle cattiverie delle persone.

Poi, dopo esserci lasciati, la stronzetta non ha smesso comunque di frequentarmi: ha continuato a parlarmi, e pure continuava a cercarmi, come se probabilmente non ne volesse sapere di dire basta alla nostra frequentazione e storia, che per quanto durata poco, non era mai stata al top per tanti aspetti. Quella strafiga, in realtà, da quanto ci eravamo lasciati non pensava ad altro che alla voglia di trombarsi il suo ex, cioè io, e questa cosa non la comprendevo molto.

L’idea di farmela, di per sé, non mi dispiaceva: però, pensare che questa stronza dovesse darmela dopo essere stati insieme senza smollarmela mai, non è che mi facesse poi divertire molto, anzi, mi sembrava che la cagna si fosse accorta che il cazzo era pur sempre interessante e, una volta sola, ne potesse in una qualche strana maniera – almeno ai miei occhi – sentirne una nostalgia irresistibile, come se quest’ultimo fosse per lei fonte di massima ispirazione per la propria vita.

Era una puttanella in calore come poche

Un po’ la cosa mi fece arrabbiare, ma poi, quando la vidi arrivare con quel suo fisico così prorompente, e quella sua espressione da vera troietta, non ho potuto fare a meno di cedere alle sue lusinghe, soprattutto, quando mi si è messa davanti a sbaciucchiarmi, e a dirmi che era la mia troia, e che da trombamici avrebbe fatto tutto ciò che volevo, perché il suo nuovo tipo era troppo sfigato, non trombava, e quindi era perfetto per continuare a frequentarci come due amanti che scopavano divinamente.

Le dissi che era veramente oscena, e che non potevo immaginare che lei avesse fatto una cosa simile anche in precedenza, con me, coinvolgendo magari qualche amico: poi, mi confessò che non aveva osato fare una cosa simile, e me lo disse mentre con la sua testa si abbassava verso di me, cercando il mio cazzo, dicendomi che ora lo voleva, e non voleva per alcun motivo perdere tempo prima di portarselo tra le labbra e gustarselo come il trofeo degno di una troia divina.

Io la guardai, le dissi che era proprio una troietta pompinara di quelle d’assalto, una di quelle tipe che, con quel suo modo di fare, sarebbe stata capace di conquistare qualunque uomo, semplicemente facendogliela annusare, per poi dargliela soltanto al momento giusto, per tenere il cazzo dalla parte giusta, quella di chi sapeva quanto il desiderio di avere una figa pronta a prendersi cura della propria cappella infuocata, sia talvolta davvero più che irresistibile.



Quindi Marisa si spogliò davanti a me, mostrandomi le sue belle tette, e poi, iniziando a ballare davanti a me con quel suo culetto adorabile, mostrandomi le cosce, e poi ancora, provocandomi strusciandole dolcemente sul mio cazzo, prendendolo tra le mani, e poi di nuovo, passandolo tra le sue gambe, come se fosse un vibratore tutto per lei, qualcosa di irrinunciabile in quel momento in cui la cosa più importante per lei era di godere, e di farlo al più presto, con me al suo fianco.

Io la spinsi sul mio cazzo, facendoglielo ingoiare tutto in bocca, e sentendola farmi un soffocone che mi fece tremare tutto per il piacere: ci sapeva fare, la troietta, e non si tirava indietro quando si trattava di darci dentro, cavalcando la mazza con le labbra, sia quelle sotto sia quelle sopra, che per lei erano davvero delle porte della percezione, quelle che aprivano il suo mondo erotico a tutti quanti, e in quel momento preciso, a me che con il mio cazzo non ne potevo più di aspettare.

Succhiava come una troia, pompava il cazzo come se non ci fosse una fine a quella scena e, poi, quando finalmente arrivò il momento per assaporarlo dentro di lei, con una bella cavalcata, si scostò le mutandine e finalmente mi mostrò la figa, già bagnata e calda, perché lei lo voleva tutto dentro, e quando ci si sedette sopra, se lo sentì entrare piano piano nella sua intimità, sconvolgendola al solo contatto, considerando come iniziò ad eccitarsi e a mugugnare per il piacere.

Marisa scopava piano, ma con piacere, e tirava il respiro tra le labbra socchiuse, come se non potesse trattenersi: e quindi faceva seguire ad ogni inspirazione un gemito deciso, cui seguiva poi anche un “ahhhh sììììììììì”, per riprendere di nuovo tutto il giro, come un continuo esercizio di piacere che aveva un suo ritmo, che avrebbe voluto non interrompere mai, neppure dal suo orgasmo, perché quest’ultimo l’avrebbe voluto assaporare soltanto come un’esplosione di gioia e piacere.

Io la sentivo muoversi su di me con l’esperienza di una che sapeva esattamente cavalcare i cazzi, e in effetti, lo faceva con la volontà precisa di fottermi per bene l’uccello, portandolo all’esasperazione del piacere, quel punto di non ritorno in cui, per quanto avesse potuto rallentare la scopata, prima o poi, mi avrebbe spinto a voler liberare la mia sborra dentro di lei, con Marisa che già me lo diceva “daaaaii, vienimi dentro, la voglio dentro in fiiiigaaaaa”.

Mi guardava come una troia, mentre scopava, e poi ansimava e gemeva, stava godendo ormai la puttanella: quando fu sul punto di avere il suo orgasmo, quando ormai gli “ahhhh sììììììììììì” erano diventati più serrati, come i sospiri e le inspirazioni veloci e violente, si liberò in un lungo gemito di piacere, dicendo “daiiii vieeniiiii”, “daiiii, sborrami dentro!!!” e io, guardandola soddisfatto, non vedevo l’ora di riuscire finalmente a svuotarmi i coglioni dentro la figa di quella troia.

Poi mi lasciai andare, la guidai più intensamente su di me, afferrandole il bacino, e quindi, dopo gli ultimi gemiti di piacere, mi lasciai andare pure io: la sborra fu talmente tanta che, quando lo tirai fuori, ero imbrattato pure io, e lei ne perdeva dalla figa…

Che fortuna godere con una tipa così: Marco non si è tirato indietro e l’ha potuto fare per davvero, con Marisa che si è lasciata andare al godimento e ha permesso di scrivere un racconto erotico grandioso come questo.

Marisa la colombiana strafiga, di Marco di Firenze.

Prima edizione: marzo 2016, by Atlantia Media.

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