Quella sera a casa di Fabiola

Passeggiava sempre con il cane sotto casa

Nel mio quartiere, quando mi affacciavo la sera per scuotere la tovaglia dalla finestra di casa, vedevo sempre una donna – sulla quarantina – che portava avanti e indietro il suo cagnetto, con una grinta e un modo di fare che mi suggerivano quale fosse la sua carica vitale, il suo desiderio di sentirsi viva e di assaporare fortissime emozioni senza fermarsi di fronte a nulla e a nessuno.

Quando per caso, una sera, mi son ritrovato di fronte a lei uscendo di casa mia, mi son ben reso conto di come potesse essere ancor più bella ed affascinante da vicino: mi stavo accendendo una sigaretta e, vedendomi compiere quel gesto, mi ha chiesto se ne avessi una pure per lei, giacché le aveva finite e non poteva proprio resistere senza fumarsene una durante la passeggiata serale.

Senza indugiare, le ho allungato il pacchetto e, prendendone una, mi ha ringraziato con quella sua espressione simpatica sul volto: dopo averle acceso la sigaretta, le ho detto di che razza fosse il suo cagnetto, e parlando così del più e del meno, mi ha chiesto se volessimo andare a bere insieme qualche cosa, in un locale poco lontano dove lei era solita andare per concludere le serate.

Era in astinenza da un sacco di tempo

Dopo esserci seduti insieme ed aver ordinato un paio di cocktail, ci siamo accorti di quanto in realtà ci sembrava di conoscerci reciprocamente da una vita, proprio per l’incredibile affinità che c’era tra di noi e le nostre idee sulla vita e, chiaramente, pure su quello che riguardava le relazioni personali: e quando mi disse di essere divorziata, mi si illuminarono gli occhi, pensando a quanto potesse essere vogliosa.

Lei non faceva nulla per nascondere quelli che potevano essere i suoi desideri e, soprattutto, quelle che potessero essere le sue inclinazioni in fatto di uomini, a partire dal fatto che non poteva assolutamente rinunciare all’idea di starsene pure libera, pur frequentando l’universo maschile: e quando si fece un po’ più tardi, lei mi chiese di ritornare verso casa, per concludere la serata in modo un po’ più tranquillo.

La accompagnai fino a casa sua e, quindi, mi fermai un attimo con lei a parlare, bevendo ancora qualcosa insieme, per poi finire immancabilmente sul discorso sesso: mi disse che, in effetti, era da tempo che stava cercando qualcuno di interessante con cui darsi da fare, e io, le ispiravo una possibilità molto interessante per assaporare sensazioni ed emozioni uniche trombando felicemente.



La guardai negli occhi, le dissi che non vedevo l’ora di farlo con lei, perché mi sembrava davvero una donna irresistibile: mi avvicinai a lei, e accarezzandole il seno, mi son fatto strada con le mani nella sua maglietta, sfilandola, e poi le ho stretto quelle bellissime tette, con le quali sognavo di giocare, mettendoci in mezzo il mio bel cazzone, in una indimenticabile spagnola per venire copiosamente su di lei.

Lei per tutta risposta mi mise una mano nei pantaloni, andando alla ricerca del mio uccello, e se lo prese in mano, stringendolo con decisione, perché non vedeva l’ora di assaporarlo tutto: mi levò i pantaloni senza perdere tempo, quindi i boxer, e in poco tempo mi ritrovai completamente denudato, con lei che si divertita a leccare e succhiare il mio cazzo, con una passione e una foga mai viste prima.

Si vedeva che era da tempo in astinenza, e non voleva per nulla al mondo perdersi il mio bell’uccellone, e mentre lei spompinava allegramente, io le levavo i leggings di pelle e le mutande, scoprendo quella meravigliosa figa pelosa, che mi sembrava pronta per essere conquistata dal mio uccello voglioso, sempre pronto a dare il meglio quando si trattava di scopare delle donne con la passera ben ricoperta di peli.

Le diedi una leccata veloce, quindi, iniziai a giocare con il suo clitoride, torturandola senza pietà, stringendolo e facendolo scorrere avanti e indietro, in un modo talmente veloce che lei ansimò subito e singhiozzò per il piacere, mentre con la sua bocca continuava a divorarsi il mio uccello: poco dopo, quindi, lo tirò fuori e se lo mise tra le tette, sputandoci sopra, iniziando un indimenticabile massaggio.

Non soddisfatta di tutto ciò, si mise a gambe aperte sul divano e aspettò il mio cazzo: quando lo sentì dentro, iniziò ad eccitarsi sempre di più, muovendosi con decisione, desiderando di ottenere il massimo del piacere soprattutto quando spingevo e arrivavo quasi al suo utero, senza fermarmi, perché volevo farci entrare pure i coglioni in quella bella figa calda ed accogliente, così unica e splendida.

Poi si alzò dal divano, e facendomi sedere, mi montò sopra rumorosamente, iniziando a scoparmi come una forsennata, spingendosi su e giù con un ritmo mai visto, quasi come se fosse uno stantuffo impazzito: e godeva da morire, gemendo e ansimando, volendo sempre di più il mio cazzo, dicendomi di darglielo, che era tutto suo, e non poteva farne a meno, perché voleva sentirsi sfondare dal mio cazzone duro.

Iniziai a spingerla su di me, perché volevo che mi scopasse ancor più intensamente, finché si sollevò di nuovo dal mio cazzo, si mise a pecorina sul divano, e si fece di nuovo trombare per bene, da dietro, perché le piaceva sentirsi spingere dentro quel bel palo caldo e durissimo, avanti e indietro come un pistone, senza che si sbiellasse mai e la facesse piuttosto venire con un lungo e prolungato ruggito.

Continuammo per alcuni minuti in quella posizione e, vedendo che ancora ero bello voglioso, mentre lei era sul punto di venire, si alzò di nuovo, mi sedetti, e lei si voltò andando a fottermi al rovescio: quando vidi il suo culo di fronte a me, e sentii quella figa calda sprofondare sul mio cazzo, mi eccitai ancor di più, e mi lasciai andare alle sue spinte, mentre ormai gemendo rumorosamente, lei era venuta.

Io le schiaffeggiai il culo, e le dissi di farmi venire, che doveva farlo perché era troppo divina nel trombare: non si scompose, continuò a cavalcarmi con sempre maggior foga, toccandomi i coglioni e, soprattutto, andando sempre più a fondo con la sua figa, facendo dei movimenti di bacino che erano a dir poco perfetti, finché sborrai e liberai un grido di piacere, riempiendola del mio seme abbondante.

Fabiola quindi si fermò, si alzò e, sfilandosi il cazzo dalla figa, se lo portò alla bocca per leccarne i resti di sborra: era davvero soddisfatta come una cougar troiona…

Fabiola e Alex sono una coppia perfetta di trombamici: e con questo racconto erotico di trombamicizia ci hanno offerto il meglio di questo mondo di amanti.

Quella sera a casa di Fabiola, di Alex di Pavia.

Prima edizione: febbraio 2016, by Atlantia Media.

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