Un pomeriggio in veranda con lei

Faceva caldo quel pomeriggio di fine giugno e, a casa, non avevo proprio un cazzo da fare: avevo fatto un gran numero di cose quella mattina di sabato e, così, verso mezzogiorno mi sono deciso a fare un veloce brunch in veranda, standomene un po’ fuori a prendere aria: la giornata era davvero troppo bella perché me ne stessi chiuso dentro in casa a mangiare, anziché gustarmela proprio sotto la veranda.

Così mi sono subito portato le cose di cui avevo bisogno con me, sistemando tutto sul tavolino, tra una freschissima birra, una bella piadina e uno degli ultimi libri che avevo trovato in casa, mi son subito seduto sulla sdraio, mangiando piacevolmente e sorseggiando di tanto in tanto quel magnifico refrigerio, sapendo che così facendo mi sarei proprio goduto il tempo prima di uscire.

Dopo aver mangiato e bevuto, mi sono concesso un attimo di relax, tenendo il libro con una mano e, nell’altra, stavo finendo di dare un’occhiata alle ultime notifiche sul cell, che poi ho lasciato da parte per concentrarmi su questo piacevole libro, che già mi stava facendo viaggiare con la fantasia, soprattutto nelle scene più spinte: e mentre leggevo, mi venne in mente una questione del giorno prima, un casino che aveva fatto una mia collega – che era via in vacanza – e che per pura combinazione ero riuscito a sistemare per evitare che potesse avere problemi.

All’improvviso, mentre leggevo e ridevo di gusto nel notare i particolari più simpatici del racconto, mi venne una voglia incredibile di segarmi, perché ero troppo eccitato dai racconti di quelle pagine, per non sfogarmi un po’: e così, mi abbassai i bermuda quanto bastava, e poi le mutande, e quindi me lo presi in mano, segandomi piano piano, mentre leggevo i particolari più hot, che mi facevano trasalire, immaginando proprio di trombarmi quella scema di Sara, che il giorno prima aveva rischiato di essere sputtanata per un casino che aveva combinato, e io ero riuscito a risolvere.

Mentre mi segavo pensavo a lei, in vacanza, e alla sua espressione perplessa il lunedì, di rientro in ufficio, pronta probabilmente ad essere insaccata dal capo una volta scoperto il casino: e invece, grazie a me, lei si era evitata una vera e propria lavata di capo, una di quelle menate che non sarebbero finite tanto in fretta, considerando poi quanto contavano su di lei per certi casini in ufficio.

Poi, mentre mi stavo segando ed ero ormai sul punto di venire, all’improvviso, di fronte al cancello di casa si affacciò proprio lei, Sara, con la sua 500, che si fece strada in fretta nel giardino, salutandomi già con la mano alzata, e poi assumendo un’espressione sconcertata quando si accorse che avevo il cazzo in mano, e fingendo imbarazzo, mi disse “Ciao Andrea, ah, non potevo immaginare fossi in un momento così…manuale” e poi, sviando il dicorso e dicendo “non è il primo cazzo che vedo in vita mia, vabbè” mi disse “cazzo, Andrea, ho fatto un casino in ufficio, e dopodomani quando rientro, sarà un bordello che non immagini, il capo mi mangia”.

E io le risposi “sì, Sara, meno male che sei ancora in vacanza e….che hai un collega come me, che se n’è accorto e ha messo tutto a posto” e a quel punto lei si sciolse “dai, sei un mito, giura…hai sistemato il bordello delle fatture?” e io “sì, era solo questione di guardare un po’ più attentamente le carte, e con un paio di telefonate, e rientrato tutto” e lei “sei un Dio, davvero” e guardandomi il cazzo mi disse “beh, adesso anziché segartelo, te lo ciuccio io come premio, e mi puoi sborrare in bocca, me la riempi della tua santa sborra, me lo merito proprio” e io la guardai e le dissi “dai, però cavalcami anche un po’” e lei “eh, ma ho il ciclo” e io “chissenefrega, me lo fotti solo…”

A Sara si accesero gli occhi e, senza dire altre parole, si sistemò in ginocchio davanti a me, prendendosi il cazzo in bocca, e iniziando ad assaporare la cappella, gustandosela tutta e guardandomi con quegli occhioni così rassicuranti e desiderosi di godere che le dissi “dai, siiii, ohhhh, prenditelo tutto in bocca, però prima scopami un po’” e lei non si fece pregare, sollevandosi, abbasandosi i suoi leggings neri al ginocchio, e levandosi il perizoma, e poi, passandosi le dita sulla lingua, le inumidì, e quindi si bagnò un po’ la fighetta rasata.

E poi, salendomi sopra mi disse “dai, goditela tutta, è tutta tua” e la sentii scendere su di me a smorzacandela, gustandosi la cappello infuocata, proprio come se fosse da un sacco che non trombasse e mi guardò dicendo “oooh, avevo proprio bisogno che mi sfasciassi la figa, anche se in vacanza un po’ me l’hanno aperta in due, davvero per bene” e godendo continuava a montarmi sopra, poi mi guardò, e mi disse “oh, mi raccomando, la sborra la voglio in bocca eh, altroché in figa” e io le dissi “ma ti prendi anche il ciclo?” e lei “scemo, ho le salviettine”.

Quindi si sollevò, mi passò il cazzo tra la salviettina, e poi, ci sputò sopra, e guardandomi con quella faccia vogliosa, si lanciò con una voracità mai vista di nuovo sul mio cazzo, stringendolo tra le sue labbra e scopandomelo con quella bocca meravigliosa, che mi trombava il cazzo meglio della sua figa, trasformandosi in qualche cosa di unico, un momento sublime di massaggio divino, finché le dissi “vengo Sara,ohhh, adesso ti riempio tutta la bocca” e per farmi esplodere di piacere, mi segò pure il cazzo mentre lo stringeva tra le labbra.

Come risultato sborrai e mi lasciai andare in un gemito intenso, vibrante, mentre sentivo la sborra che esplodeva dal mio cazzo, e calda finiva nella sua bocca: quindi Sara deglutì tutto, mi guardò con quegli occhioni vogliosi, e mi disse “l’ho presa tutta, me la sono bevuta”…

Andrea si è preso un bel pomeriggio di svago in veranda e se l’è spassata davvero parecchio, a giudicare dal suo racconto erotico veramente eccitante.

Un pomeriggio in veranda con lei, di Andrea di Mantova

Prima edizione: Gennaio 2016, by Atlantia Media.

© copyright MMXVI by Atlantia Media. Tutti i diritti riservati

Taggato , , . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.