Con Tamara nel parcheggio sotterraneo

Tamara aveva voglia ma non lo diceva

Quella sera, dopo aver bevuto e detto un sacco di cagate al bar, Tamara era davvero brilla e non mi sembrava per nulla desiderosa di andare a casa, di far finire lì quella splendida serata di divertimento insieme con gli altri: eppure, pian piano, siccome anche tutto il resto della compagnia se ne stava andando, ad un certo punto, si è dovuta rassegnare all’idea che la festa fosse finita, che non potesse far altro che dire basta, ed andarsene pure lei a casa con me, interrompendo la festa così.

Avevo lasciato l’auto nel parcheggio sotterraneo poco distante al bar in cui eravamo andati a bere, eppure, quel breve tragitto per ritornare all’auto, mi sembrò durare davvero un sacco di tempo, considerando come lei ciondolava un po’, perché si sentiva davvero leggera: e così, mentre scendevamo le scale, lei mi guardava con una faccia un po’ da troia vogliosa, che non mi sembrava per nulla pronta a salire in auto, e andarsene a casa a dormire, finché me lo fece capire chiaramente.

Ad un certo punto, mentre stavamo raggiungendo il piano del parcheggio, sulle scale, mi disse “mi scoperesti qui nel sotterraneo?? Non ti piacerebbe come idea” e io, di fronte alle sue provocazioni, le dissi “dai, Tamara, che se ci pigliano sono casini”, ma lei insistendo “dai, non hai le palle: se non mi scopi qui, dico a tutti che sei uno sfigato, che non ha cazzo, e anzi sei proprio un coglione!”, e pian piano mi parve pure che lei si faceva anche un po’ aggressiva.

Ma quando trombava lo faceva sul serio

Quindi raggiunto l’ultimo piano, con il parcheggio che era ormai quasi deserto, ci avviammo alla macchina, e la trascinai pure un po’ perché mi sembrava volesse far resistenza: finché, di fronte all’auto, mi si lanciò all’altezza del bacino, e mi slacciò i pantaloni, tirando fuori il cazzo dalle mutande e dicendomi che ora dovevo scoparla, perché lo voleva, altrimenti avrebbe detto che io la volevo trombare contro la sua volontà a tutti gli altri, facendomi passare la voglia di non considerarla.

La guardai, così com’era troia, e glielo spinsi in bocca per farglielo succhiare e leccare, e poi, iniziò da sola a farmi vedere quale fosse la sua voglia, come non si sarebbe accontentata di una bella succhiata, perché quello che voleva, era il cazzo dentro la sua figa, godersi una bella cavalcata con me: e io non mi feci pregare, quando finalmente vidi le sue belle tette e, poi, infilai la mia mano destra nei suoi pantaloni, per toccarle il culo, e poi pure la figa.


Era già bella calda, provocante, e non vedeva l’ora di lasciarsi andare con me in quel bel garage sotterraneo, quando si abbassò i pantaloni, si levò pure le mutande e rimase praticamente solo con i calzini, mettendosi a pecorina, e implorandomi di sfondarla: glielo misi in quella bella figa, e iniziai a scoparla, e poi, dopo aver goduto con lei in quella posizione, le dissi di montarmi sopra e di scoparmi, senza fermarsi, perché volevo godere e sborrarle dentro, riempirla tutta di sborra.

Tamara non voleva che le venissi dentro, e così, si sollevò e riprese a scoparmi, di nuovo a pecorina, sbattendo il suo culo contro il mio bacino, rumorosamente, e ansimando, dicendomi “ti piace la figa ehhhhhh??? Dillo che ti piace la figa calda di Tamara!!!”, mentre mi scopava intensamente e godeva, sussurava di essere una troia, e che non poteva vivere senza cazzo, e che era eccitatissima e non avrebbe fatto a meno del mio uccello per almeno altre due ore, prima di tornare a casa.

Continuammo a trombare così, in quel sotterraneo, mentre io le mettevo pure il mio pollice in culo mentre la scopavo, e la sentivo eccitarsi ancor di più: poi, dal pollice, finalmente passai al cazzo, facendolo entrare pian piano in quel bel culetto, che mi sembrava davvero troppo accogliente per non approfittarne a dovere. E me la sbattei senza ritegno, mentre lei era un po’ dolorante, e mi diceva di fare piano, perché le faceva male il culo con quelle spinte del mio cazzo.

Quindi lo tirai fuori di nuovo, e mettendola a gambe aperte di fronte a me, continuai a trombarla in quella posizione per un paio di minuti e, poi, dicendole che ormai non mi mancava molto per venire, glielo misi in bocca, perché volevo riempirla di sborra: Tamara succhiava, mi trombava il cazzo avidamente, come chi voleva godere e non ne poteva più di aspettare, prendendosi tutta la cappella fino in gola, perché quello era ciò che lei voleva a tutti i costi dal mio bel cazzo.

Mi spompinò per qualche minuto e, poi, finalmente, glielo tirai fuori di bocca e, chiedendole di segarmelo ancora un po’, finalmente ero pronto a venire: lo presi in mano, e quindi, iniziai a spruzzarle la sborra in faccia, sul naso, la bocca, gli occhi e i capelli, con schizzi che ormai la riempivano tutta e la rendevano ancor più troia ai miei occhi, considerando quanto era pronta a darmi bocca, culo e figa per farmi venire e farsi riempire tutta quanta del mio seme bello calda.

Quindi ci rivestimmo, e infine, salimmo in auto: Tamara aveva ancora la sborra nei capelli, e quando glielo dissi, lei si mise a ridere, dicendo che era una troia, e non ce ne poteva fare nulla…

Anche un pompino clamoroso in un parcheggio sotterraneo può diventare una storia di sesso orale meravigliosa: grazie a Roby per averla scritta 🙂

Con Tamara nel parcheggio sotterraneo, di Roby di Rovigo.

Prima edizione: aprile 2016, by Atlantia Media.

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