Una troia bionda sui tacchi

In ufficio con una bisex troiona

Con Pamela, in ufficio, ci divertivamo di continuo tra le scrivanie a tirarci – di tanto in tanto – le pallottole di carta, combattendo quelle belle battaglie a suon di cerbottana che ci riportavano con la mente ai tempi del liceo, quando ci potevamo divertire – e non poco – attraverso questi piccoli scherzi: in realtà, per quanto lavorassimo e fossimo attivi in questa nuova azienda, non potevamo comunque rinunciare a certe forme di divertimento se non con grande dispiacere.

Pur non facendoci mai trovare nel bel mezzo di una delle nostre battaglie, proprio per una questione di serietà, talvolta, alcuni dei nostri colleghi si sono ben accorti di quelle che fossero le nostre simpatie reciproche e, tra il pubblico maschile dell’azienda, essendoci anche uno stronzo che è corso appresso alle gonnelle di Pamela, mi son pure sentito dire che mai me l’avrebbe smollata, essendo lesbica, e che potevo già lavorare di mano per i prossimi anni a venire se le fossi rimasto sotto.

Questo stronzo di un collega, che in realtà stava anche particolarmente sulle palle a lei, non perdeva mai alcuna occasione per fare delle facili battute ed ironie e, così, anche questa settimana, mentre noi trascorrevamo del tempo insieme a parlare e a raccontarci delle ultime cose fatte durante il week-end, lo stronzetto sfigato si è fatto di nuovo avanti, dicendomi apertamente – davanti a lei – che potevo ben aspettare prima di trombarmela, e che per quell’obiettivo, avrei fatto meglio ad andare altrove.

Davanti e dietro, si faceva stantuffare senza tregua

Per tutta risposta, Pamela, guardandolo con aria di compassione, si rivolse a me e, senza che potessi immaginare nulla, mi baciò con desiderio: mi strinse a lei, di fronte a quello sfigato di Matteo, dopodiché, dicendogli di andare a mangiare perché la mamma lo aspettava a casa, sfottendolo allegramente, ritornò a concentrarsi su di me, dicendomi che era giunto il tempo perché ci divertissimo un po’ insieme, perché oltre a far parlare di noi, dovevamo anche creare dell’invidia verso di noi.

Ce ne andammo quindi in archivio, e lì, sistemando i nostri due smartphone in modo da poter riprendere tutta la scena da due diverse angolazioni, iniziammo il nostro indimenticabile incontro erotico: dopo averla spogliata, ed averla percorsa avanti e indietro due volte con la lingua, pure Pamela mi spogliò, e una volta nudo, prese il mio cazzo tra le sue mani, come una torcia infuocata, portandoselo tra le labbra, sbaciucchiandolo, sbavandolo, e poi, prendendolo tra le sue belle labbra focose.

Lei non poteva fare a meno di quella bella torcia infuocata, e divertendosi a maneggiarla, mi ordinò poi di leccarle la figa: si mise a gambe aperte sulla tavola, divaricandole ben bene, e quindi, iniziai a dilettarmi con quella bella gnocca vogliosa, stimolandola con le dita e la lingua, perché sapevo che questa bella troiona, prima di dedicarsi completamente a me, mi avrebbe fatto ben vedere quelle che potevano essere le sue reali intenzioni in fatto di sesso.

Dopo averla provocata a dovere, sentendola perdere il controllo, mi son quindi lasciato andare pure io, mettendole il cazzo in mano, dicendomi che volevo un bel pompino veloce, e poi, che la battaglia l’avremmo combattuta davanti e dietro, perché proprio tra la sua figa e il suo culo, io vedevo il massimo cui potessi aspirare per assaporare un po’ di piacere durante quella pausa pranzo in ufficio durante la quale non mancavano gli stimoli per assaporare cose nuove.



Pamela mi stuzzicò con grande sapienza, e poi, mi disse che era il momento per fotterla, e che voleva sentir spingere un uomo, non un eunuco: io mi sistemai dietro di lei, e poi, iniziai a far scivolare la mia cappella dentro di lei, sentendomi ben accolto da quella figa, che sembrava fatta su misura per stringermi il cazzo, come se me lo impugnasse con la voglia di sentirselo pulsare dentro, mentre io spingevo e godevo di tutto quel piacere con una determinazione unica.

A lei piaceva, e pure parecchio, sentirsi spingere dentro il mio uccello duro e focoso, e lo voleva tutto dentro, non voleva nemmeno sentire per un secondo il mio cazzo fermo, e mi invitava a spingere di più, finché a un certo punto, mi propose di farlo passare anche dietro, nel suo bel culo, che era pure pronto ad assaporare le spinte del mio membro infuocato, così gonfio e desideroso di tutte le sue attenzioni in quel momento di sesso in ufficio.

Lo spinsi dentro in modo lento, e poi, fu lei a decidere il movimento: iniziò a spingere, facendosi fottere per bene il culo da me, anche se il ritmo lo decideva lei, e non sembrava voler accennare a smettere quel piacevole esercizio, che sarebbe culminato poco più tardi in una fontanella di sborra, la mia, perché ormai non sapevo più come trattenere dentro di me tutte quelle sensazioni così positive e piacevoli, quel battere sempre più forte del cuore prima dello sfogo definitivo.

Continuai a spingerlo dentro, lo sentii sempre più leggero, era ormai pronto a guidarmi alla sborrata finale, e quindi, dalla mia cappella fuoriuscì tutta quella sborra che per tempo era rimasta inutilmente nei miei coglioni, in attesa di un bello sfogo: le mie stantuffate si facevano quindi sempre meno profonde ed intense, ma abbastanza goduriose da spingere questa meravigliosa troiona bisex a dirmi di tirarlo fuori, perché lo voleva vedere dopo tutto quell’esercizio.

Si prese il mio cazzo rosso in mano, con la mia cappella violacea dal piacere, e si guidò il mio membro tra le sue tette: me lo massaggiò con grande delicatezza, guardandomi con quell’aria da troia, e mi disse che non le era dispiaciuta la performance in mia compagnia, che ci sapevo fare, e che in ufficio potevamo divertirci davvero alla grande, alla faccia di quell’imbecille di Matteo, che probabilmente aveva anche il cazzo moscio…

Fabio continua così: la tua amica bionda è meravigliosa come il tuo racconto erotico, che rende giustizia al cazzo focoso…

Una troia bionda sui tacchi, di Fabio di Terni.

Prima edizione: marzo 2016, by Atlantia Media.

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