Alba tra le braccia

Era cominciato tutto per caso.

Una chat, un luogo virtuale. Volti, vissuti, opinioni, commenti, foto, La liquidità di cui parla Bauman. Un flusso veloce di informazioni, opinioni, commenti.

Ci si parla, ci si confronta, ci si cancella, ci si dimentica.

In questo mondo virtuale si incrociarono i cammini di due giovani.  Alba e Andrea.

Erano lontanissimi geograficamente parlando e probabilmente molto distanti anche per vissuto.

Lui, giovane uomo risolto, spigliato, ironico, solare. Occhi scuri come la notte dal taglio un po’ orientale, dolce e tagliente insieme, una voce calda, ferma, pacata, talvolta stracciata da una risata sonora, inebriante come fresco vento estivo che scompiglia i capelli e il cuore.

E poi c’era lei, Alba. Un corpo algido, snello, slanciato eppur carnalmente sensuale, da ricordare quasi la sinuosità di una pantera che si muove lenta, con passo felpato e andatura consapevole.

Un giorno Alba e Andrea cominciarono a parlare, a lanciarsi piccoli segnali di attenzione.

Lei amava raccontarsi, lui amava ascoltarla.

Era affascinato dai suoi occhioni verdi da cerbiatta, in foto così intensi eppur impenetrabili. Si perdeva a osservare le sue foto.

Voleva decifrare determinate espressioni, dare un nome al sentimento permeato da quello sguardo.

“Cazzo, quello sguardo”, pensava. Mentre un improvviso calore si diffondeva dalle tempie irradiandosi a tutto il corpo.

Cosa voleva dire quello sguardo? Tristezza? Passionalità? Magari entrambe le cose insieme. Certo era che non riusciva a staccare gli occhi da quelle foto.

Lei dal canto suo era totalmente ammaliata dalla personalità estrosa e vivace di Andrea. Era così intelligente, così seducente, così “maschio”. Gli osservava in foto i nervi delle mani e talvolta le sembrava quasi di percepire nitidamente il tocco di quelle dita sulla sua schiena.

Alba era totalmente rapita dalle parole di Andrea. Lo ascoltava parlare affascinata dalla sua indole sempre attenta, curiosa.

Si sentiva “letta” dai suoi occhi pur senz’averli ancora mai incrociati.

Eh sì, Alba e Andrea non si erano ancora mai incontrati.

Settimane intere di parole scritte, di lunghe telefonate. Giorni trascorsi a raccontarsi, a spogliarsi nell’anima, talvolta segretamente anche nel corpo.

Si cercavano nei sogni, tra le lenzuola, tra le pieghe della pelle.

Un giorno Alba, mossa da un impeto di entusiasmo, propose ad Andrea: “Vieni da me il prossimo weekend.”. Glielo propose quasi convinta che lui non avrebbe mai accettato.

Era sempre così impegnato, Andrea. Il lavoro, la passione per le moto, gli amici. Alba non avrebbe mai pensato che Andrea a quella domanda avrebbe risposto ciò che poi davvero rispose: “Mi organizzo. Venerdì sarò da te”.

E venerdì arrivò. Un venerdì di cuore in gola, di tremore e timore, per Alba. Tremore all’idea d’incrociare quegli occhi bui e stupendi come la notte, timore che in quegli stessi occhi avrebbe carpito delusione. Mesi di messaggi traboccanti di desiderio sul filo dell’immaginazione.

Era questo il timore di Alba. Il timore che il passaggio dalla dimensione virtuale ad una di dissacrante realtà sarebbe stato un fallimento.

Andrea fingeva di esser sicuro che tutto sarebbe andato per il meglio ma dentro di sé segretamente nutriva gli stessi timori di Alba.

Ma torniamo a quel venerdì di fine aprile. Era un pomeriggio caldo e luminoso. Alba aspettava Andrea in auto. Lui contava i chilometri che lo separavano da lei. Google Maps ora segnava 5 chilometri.

Quando la Clio di Andrea si fermò Alba sentì il cuore fare un piccolo balzo. Scese dall’auto e gli si avvicino. Lui abbassò il finestrino.

Si guardarono. Occhi dentro agli occhi. “Quanto è bello”, pensò Alba. Era più bello che in foto. Aveva delle movenze sicure, eleganti. Lui le fece segno di salire in macchina.

Lei entrò dissimulando l’imbarazzo. Il profumo di lui la avvolse. Era un profumo delicato, suadente. Era penetrante ma non aggressivo.

Mentre lui rimise in moto la macchina lei non poté fare a meno di guardargli le mani. Quanto le aveva cercate, desiderate, sognate.

Erano lì, a pochi centimetri da lei. Cedette all’istinto di sfiorargli un palmo. Lui non reagì. Lei si ritrasse immediatamente pensando:

“Ecco. Brava la cretina. Non gli piaccio”. Mentre stava ancora rimuginando su questi pensieri lui a un certo punto fermò la macchina accostandosi su una piazzola di sosta. Si voltò verso di lei e lentamente avvicinò il suo volto alle sue labbra. Si fermò esitante a fissare quelle labbra carnose e tremanti. La guardò negli occhi per un tempo indefinito e poi cedette ad un bacio profondo. Lingua contro lingua, sapore nel sapore, odore nell’odore, respiro nel respiro.

Andrea sentì Alba stringersi a lui. Sentì i suoi piccoli seni premere contro il suo costato. La sentiva tanto.

Gli sembrava quasi di sentire i suoi capezzoli inturgidirsi sempre di più. Fu colto da un’improvvisa voglia di sollevarle la gonna ma non voleva, no. Non in quel momento. Non lì.

Allontanò delicatamente quel volto e rimise in moto. La destinazione era una villetta immersa in un boschetto, un grazioso b&b che Alba aveva prenotato per la notte.

Scesi dalla macchina trovarono all’ingresso Mario, l’host della struttura, il quale mostrò loro la casa dettagliatamente. Era gentile e disponibile ma “Cazzo, quanto parla!”, pensò Andrea. Dopo mezz’ora di chiacchiere interminabili finalmente Mario saluto i due ragazzi e andò via. Adesso erano soli.

Alba entro in camera. Era una stanza arredata in stile rustico. Mobili in legno antico, cuscini a fiori, una grande specchiera davanti al letto. Vi si specchiò e nel riflesso vide avvicinarsi lentamente Andrea alle sue spalle. Si guardarono a lungo lì nel riflesso. Lui le spostò i capelli e le sfiorò il collo con le labbra. Lei socchiuse gli occhi, sentì un fremito.

Le mani di lui scivolarono sotto la gonna e lentamente la sollevarono. Andrea fece scivolare le mani sulla pancia di Alba e con decisione avvicinò il suo bacino al suo bel fondoschiena.

Quel culo, quanto lo aveva sognato. Un culo tondo, sodo, perfetto. Alba sentì sciogliersi dentro un desiderio caldissimo e liquido. Sentiva l’erezione di lui premerle contro le natiche e nel contempo percepiva l’umidità del suo perizoma. Si voltò. Guardò Andrea con lo sguardo di chi non sa e non vuol più aspettare. Lo baciò mentre lui lentamente la conduceva verso il letto.

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Giunti sul bordo Alba invitò Andrea a sdraiarsi. Glielo disse con lo sguardo. Lui obbedì con occhi maliziosi e fiammeggianti.

Mentre Andrea si sdraiava comodo, Alba, in piedi davanti ai suoi occhi, si cominciò a svestire lentamente e inesorabilmente. Sfilò i collant con una sola mano lanciandoli via, fece cadere il vestito tirando giù le bretelline. Rimase in intimo.

Indossava un completino di pizzo nero. Il perizoma le incorniciava le natiche sode. Sembravano frutti maturi da mordere, pensava Andrea. Mentre si spogliava, Alba fissava Andrea negli occhi. Non staccava mai gli occhi dai suoi. Non ne era in grado.

Lo accarezzava con lo sguardo, lo toccava come se gli occhi fossero le sue mani e lui la sentiva nitidamente. “Dio santo, quanto sei bella”, sussurrò Andrea.

Aveva una bellezza diversa da quella di tutte le donne da cui in passato si era sentito attratto.

La sua era una bellezza “antica”, i suoi occhi erano timidi e maliziosi insieme, i suoi movimenti ricordavano quelli delle attrici dei film neorealisti. Mentre la sua mente faceva pensieri simili, Andrea sentiva premere il suo sesso contro i jeans. Aveva bisogno di sbottonarli, di liberare il suo desiderio da quella costrizione.

Alba, leggendo nei suoi occhi questo bisogno insopprimibile, gli gattonò vicino seminuda. Accoccolata accanto a lui gli sbottonò i pantaloni e con gesto deciso e consapevole infilò dentro la mano. Lui era lì, pronto, duro come di marmo.

L’aspettava, la chiamava. Alba rispose. Glielo bagnò di saliva e lentamente lo percorse salendo dalla base fino alla punta per poi avvolgerlo in un abbraccio umido. Lentamente ridiscendeva per poi risalire. Su e giù, lenta e costante, mentre lui senza fiato godeva in una maniera estrema, mai provata in tutta la sua vita.

Questo rito divino durò un tempo indefinito. “Dove hai imparato, Alba? Dimmi dove”, fece Andrea con un filo di voce, inebriato dal godimento. Lei sollevò il volto dal suo membro e sorridendogli rispose “Da te. Oggi. Ora”.

Fu in quel preciso istante che lui venne colto dal bisogno di sentirla davvero TUTTA, TOTALMENTE. Di leccare il suo sapore più profondo. Le sfilò il perizoma. Era ormai zuppo. Lei era pronta. Lo attendeva dal primo istante in cui aveva incrociato i suoi occhi, o forse da ancor prima, forse da prim’ancora di conoscerlo.

Allargò le gambe svelando a lui lo spettacolo più bello che lui avesse mai visto. Era proprio come la immaginava. Liscia, rosata, bagnata di un liquido dolce e profumato. Le baciò l’inguine pregustando quel fiore che lentamente si era aperto davanti al suo volto.

La lingua lentamente le sfiorò il clitoride. Alba emise un gemito. Lui capì che doveva continuare e indugiare esattamente in quel punto. lento e delicato come lei gli chiedeva di fare. Lenti movimenti circolari sul clitoride che poi diventavano movimenti più ampi ascendenti e discendenti sulle labbra.

Alba ansimava e lo chiamava gemendo e tremando. Andrea non comprendeva come potesse esser possibile godere con lei quasi come se in quel momento fosse ancora lei a leccargli il suo uccello.

La stanza di quel b&b probabilmente non aveva mai ospitato musica più bella delle loro voci estasiate, di quei respiri, di quegli spasimi.

Dopo aver assaporato appieno tutta la sua voglia, Andrea sussurrò ad Alba: “Voglio penetrarti adesso. Voglio riempirti. Ti voglio adesso”. Alba non aspettava altro.

Gli salì sopra, gli fece sfiorare i duri capezzoli con le dita e poi glieli fece sentire sulla lingua. “Dio mio, continua!”, disse Alba.

Lui fece di più. Dopo averla fatta bagnare di nuovo tenendole i capezzoli tra le labbra prese il suo membro tra le mani e le sfiorò il clitoride con la punta. Alba impazzì. Non poteva più attendere. Glielo prese tra le mani e lo fece entrare dentro cominciando a muoversi sinuosamente su e giù mentre lui in estasi lasciava a lei il dominio totale sul proprio corpo e sul suo piacere ormai fuori controllo. Alba si muoveva decisa. Alternava movimenti lenti e profondi a movimenti più veloci e martellanti. Godevano insieme. Si guardavano, si baciavano, scopavano come due esseri umani nati da sempre per scopare insieme.

La danza di Alba era scandita dal ritmo dei respiri di Andrea. Il godere di Andrea era alimentato dalla percezione della sua vagina che si stringeva e si inumidiva sempre di più al suono dei suoi gemiti.

Godettero per ore in questo e in altri modi. Godettero come mai gli era successo prima nella vita. Vennero insieme perdutamente l’una totalmente abbandonata tra le braccia inermi dell’altro.

Poco prima di addormentarsi si guardarono negli occhi senza trovare le parole. Il tempo delle parole era cominciato e finito. In quel silenzio denso di emozione c’era raccolto dentro tutto il tempo e il senso della vita.”

Sognando al chiaro di luca con Billy, di Vanessa da Potenza

Prima edizione: agosto 2022, by Atlantia Media.

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